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Silence: Adam Ondra racconta la storia dietro il primo 9c al mondo


Chiudendo il suo "Project Hard", il ventiquattrenne ambassador La Sportiva Adam Ondra ha messo la firma sotto la via d’arrampicata sportiva più difficile al mondo, spostando l’asticella ancora un po’ più in alto. Dopo la sua già storica realizzazione, abbiamo raggiunto Adam per fargli alcune domande…

Cinque anni fa, un appena diciannovenne Adam Ondra, ha conquistato il primo 9b + al mondo con Change, a Flatanger, Norvegia.
Il 3 settembre scorso, in quella stessa grotta, Adam ha scritto un altro capitolo nella storia dell'arrampicata portando a termine "Project Hard", che ora non si può più definire un progetto e può iniziare ad essere considerato come il primo 9c al mondo.

"Il suo nome è Silence,- ha scritto Ondra sulla sua pagina Instagram, riferendosi alla via di 45 metri nella grotta norvegese. - Quando stavo arrampicando il punto cruciale di questa strada, mi sentivo come se fossi in un mondo tutto mio, con la mente in completo silenzio ed il corpo rilassato, mentre mi muovevo fluido ed in totale armonia sulla parete nonostante l'estrema difficoltà dei movimenti.
Quando ho raggiunto la catena, volevo urlare, ma non riuscivo. Ero troppo sopraffatto per rompere il silenzio."

Con questa ascesa, il ventiquattrenne ambassador La Sportiva ha stabilito la via d’arrampicata sportiva più difficile al mondo, spostando l’asticella ancora un po’ più in alto. Dopo la sua già storica realizzazione, abbiamo raggiunto Adam per fargli alcune domande…

Q&A con Adam

1) Hai già realizzato quello che è successo? Come ti senti ad aver completato Project Hard dopo tanti anni di lavoro?
Sono già passati alcuni giorni, ma mi sento ancora immerso in una "nuvola 9". Devo ammettere di aver lavorato duramente a questo progetto, ma sono sempre stato in grado di mantenerne vivo il lato divertente. In tutti questi anni, Project Hard non ha mai rappresentato per me un incubo. Tutto ha portato ad un giorno indimenticabile e ad un altrettanto incredibile realizzazione Questa via rimarrà molto importante per me.

2) Dopo 3 medaglie d'oro in Coppa del Mondo, 2 Campionati Mondiali, più di 100 ascensioni gradate 8c+ e superiori, compresi boulder fino al V16, hai sempre detto "Voglio migliorare". Dopo aver chiuso il primo 9c al mondo, quale sarà la prossima mossa?
Ho ancora molte vie in mente, già da alcuni anni a questa parte. Oltre a "Project Big" a Flatanger, un progetto nella mia zona di arrampicata di casa, oppure "King Line", il progetto che ho iniziato questa primavera ad Arco. Tutto ciò potrebbe essere nello stesso range di difficoltà di Silence, anche se non saprei davvero dire quale fra questi mi motivi maggiormente. Ad ogni modo, so che vorrei concentrarmi sull'arrampicata sportiva per il prossimo periodo.

3) Quanto è stato importante il tempo dedicato alla preparazione in palestra per poter realizzare il progetto?
Questa via è talmente vicina al mio limite effettivo che sarebbe stato impossibile chiuderla senza una specifica preparazione. Sono due anni che dedico un bel periodo dell’anno all’allenamento intensivo, migliorando le mie tecniche e preparandomi in collaborazione con Patxi Usobiaga in qualità di trainer e Klaus Isele come mio fisioterapista. Oltre a questo, ho continuato ad allenarmi anche a casa, e mentre ero in Norvegia per lavorare al progetto. Anche quest'anno abbiamo siamo riusciti una palestra d’arrampicata nel fienile del campeggio in cui facevamo base, cosa che mi ha aiutato molto nei riscaldamenti e che mi ha permesso di allenarmi anche durante i viaggi più lunghi.

5) Quanti viaggi a Flatanger e quanti tentativi pensi di aver fatto complessivamente per ottenere quello che cercavi?
Fra il 2016 ed il 2017 sono stato a Flatanger sette volte. Viaggi dedicati esclusivamente al progetto, della durata media di due o tre settimane ciascuno. I tentativi invece sono difficili da contare, ma parecchie centinaia lo saranno di sicuro. Tuttavia, è importante sottolineare che gran parte del tempo l’ho dedicato al bouldering. Il mio obiettivo principale era quello di collegare quei 10 movimenti su crux 1, che è un problema gradato V15. Quel passaggio mi ha richiesto da solo quattro o cinque viaggi. Sono andato avanti a lavorarlo esattamente così come avrei lavorato un blocco: mi ci sono messo, e ho provato molto. Dopo di questo, il mio obiettivo è diventato quello di collegare il crux 1 e finire in cima. Poi ho deciso di partire cinque movimenti più basse e finirlo, e poi avanti così, fino a ritrovarmi a partire dall’inizio vero e proprio.
Partendo da terra, posso dire di aver concluso la via al mio secondo tentativo.

4) Tutti hanno notato che hai usato 2 diversi paio di scarpe da arrampicata durante la realizzazione di "Silence", una Miura (piede sinistro) e una Solution (piede destro). Puoi spiegare il motivo di questa duplice scelta?
In generale, mi piacciono scarpe morbide e arcuate per una via particolarmente ripida, quindi la mia scelta si è subito orientata su Skwama o Solutions. Per quanto mi trovi bene con entrambi i modelli, la Solution riuscivo a sentirla meglio, quindi ho ascoltato le mie sensazioni e l’ho infilata al piede destro. Quanto al piede sinistro… devo ammettere che ho impiegato qualche anno a studiare la sequenza cruciale cercando di capire quale scarpa sarebbe andata meglio nel gioco di piedi, che è assolutamente indispensabile per i movimenti successivi. Senza una sequenza perfetta, non sarebbe stato possibile fare anche un solo movimento di lì in avanti. Avevo bisogno di qualcosa di piatto, preciso, affidabile e relativamente rigido. Ho provato tante scarpette diverse ma Miura stata l'unica in grado di funzionare a dovere.

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