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La Sportiva e Upendo Vibes, seconda tappa: la Danimarca... e il suo deserto.


E voi lo sapevate che in Danimarca c'è un vero e proprio deserto? Noi lo abbiamo scoperto assieme a Sandra e Jamie di Upendo Vibes, che assieme al loro Van ci portano in giro per l'Europa alla scoperta di alcuni angoli di paradiso outdoor tutti da scoprire.

Jamie:

La Danimarca è piccola. È una frase che ho sentito spesso dire in giro, quasi sminuendola. Ma cose da vedere ce ne sono a sfare, se siete amanti della natura. Questa piccola grande nazione offre parchi nazionali, laghi, isole, spiagge, scogliere, foreste. Trattandosi di una non troppo vasta nazione è possibile visitarla tutta in poco tempo. E perché non avventurarsi nella parte più a Nord? Skagen è la cittadina più settentrionale del paese, dove abbiamo potuto ammirare una caratteristica lingua di sabbia che si estende verso nord-est nel punto in cui i mari Skagerrak e Kattegat si uniscono, generando turbolenze. Il punto d'incontro di aria e acqua che vanno entrambe in due direzioni opposte e si scontrano prendendosi a schiaffi. Siamo stati catapultati dentro a uno scenario che sembrava uscito direttamente da un libro di favole, o dalla mente un po’ matta di uno sceneggiatore eccentrico. Allungando lo sguardo si vedono le increspature delle onde che vogliono prevalere una sull'altra, in un'eterna spinta verso la parte scelta dal vento che le direziona e le supporta, urlando frasi di incoraggiamento che si perdono nel frastuono.

Ad alimentare questa serie di contrasti, gli abeti che si perdevano a vista d’occhio tutt’intorno a noi. Che se fossimo stati in Italia avremmo dovuto toccare i mille metri di quota prima di vedere una così fitta vegetazione di sempreverde. E poi la sabbia, ghiacciata, talmente indurita dal freddo che in alcuni punti non riuscivamo nemmeno a raccoglierla.

Se si decidesse di andare verso nord, è possibile raggiungere la parte più settentrionale della spiaggia camminando lungo la riva per circa mezz’ora. Probabilmente ci potreste mettere meno tempo se, a differenza nostra, non vi fermate a cercare conchiglie strane, sassi colorati, e a fotografare tutto. Procedendo per questa direzione la spiaggia diventa sempre più gelata, che in alcuni tratti più interni è completamente ricoperta da uno spesso strato di ghiaccio. In riva al mare, invece, tutti i sassi sono allineati in lunghe file che finiscono in mare, spinti dal vento e bloccati dal ghiaccio in una perenne posa dettata dalla natura.

C’è del deserto, in Danimarca - quindi non solo “marcio”, come ci ha fatto credere Shakespeare nel suo Amleto –

Tornando indietro verso sud, poco lontano e sempre su quella lingua di terra si trova infatti "Råbjerg Mile": deserto a tuti gli effetti. Dal mare siamo stati catapultati in un attimo dentro ad una gigantesca duna formatasi con lo spostamento della sabbia tramite il fenomeno delle dune mobili. I banchi di sabbia sono trasportati dal vento dalla costa verso l'entroterra, formando dune che possono raggiungere un’altezza di 40 metri.

Appena ci siamo trovati davanti questo gigante di sabbia non abbiamo resistito, abbiamo iniziato a correre senza fermarci per raggiungere la parte più alta della duna. Abbiamo camminato per tutta la sua estensione, incontrando zone con sabbia completamente ghiacciata e altre con veri e propri cumuli alti quanto noi. Abbiamo corso, saltato, rotolato, camminato, scivolato sul ghiaccio sabbioso, lottato contro il vento fortissimo che talvolta non ci faceva stare in piedi. Abbiamo passato una giornata indimenticabile godendo di un sole tiepido di febbraio, con la sabbia che si infilava dappertutto mentre ci rotolavamo e saltavamo da una duna all'altra, ma non era importante. In situazioni così torni bambino, e non ti importa di niente.

Consiglio tutta la Danimarca almeno da aprile /maggio. Sia per quanto riguarda le città, che sono veramente troppo fredde per godersele appieno senza sognare un bar dopo sole 2 ore, ma soprattutto per questa duna. Andateci a maggio, e toglietevi le scarpe.

Attrezzatura: Quake Primaloft. Grazie alla sua combinazione tra leggerezza e capacità termica, questa giacca si è adattata perfettamente a tutte le attività di quella giornata. Dalla corsa, ai salti e ai "rotolamenti" lungo la duna, alle più lente e fredde camminate lungo la riva. Mi ha protetto dal freddo senza essere ingombrante, e mi ha difeso dal vento tagliente tipico dei mari del nord.

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