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Mountain Running e l'eterno dilemma: in salita è meglio correre o camminare?


L’ambassador La Sportiva e professore universitario Nicola Giovanelli risponde ad uno dei quesiti più comuni fra chi corre in montagna. In salita è meglio prediligere la corsa o la camminata? In questo articolo troverete la risposta, e tante altre interessanti curiosità.

Quante volte ci è capitato di essere in gara, in salita e di vedere persone che camminano e altre che corrono, avanzando alla medesima velocità? Ha senso correre, se questo non porta ad una velocità più elevata della camminata? Cerchiamo di dare una risposta a questo quesito, partendo da ciò che avviene in piano.

In pianura, la velocità spontanea di transizione dalla camminata alla corsa e tra i 6 e gli 8 km/h. Questa velocità equivale a quella che permette di minimizzare il consumo energetico. Diciamo che l’uomo si è evoluto in modo che oltre il 6-8 km/h diventa più economico correre, mentre sotto queste velocità è più economico camminare. Ma in salita vale la stessa regola?

Prendiamo ad esempio un km vertical “classico”. Mille metri di dislivello distribuiti in 3 km. I più veloci ci mettono ~30’, ad una velocità di 6 km/h, i più lenti ci mettono 60’, ad una velocità di 3 km/h. Già questo ci suggerisce che la camminata potrebbe essere più vantaggiosa, dato che le velocità sono inferiori a quei 6-8 km/h che abbiamo visto sopra. E’ raro vedere in un vertical gli atleti (anche di vertice) correre: quasi tutti avanzano camminando (con o senza bastoni, ma di camminata si tratta). Analizzando quindi una qualsiasi gara possiamo già dare una parziale risposta alla domanda iniziale “ha senso correre in salita?”. Una conferma ce la da anche la scienza. Infatti, in uno studio recente sono state confrontate camminata e corsa alla stessa velocità su pendenze che vanno dal 20 all’80% circa. Questo range racchiude tutte le maggiori gare di vertical (La Fully, la più ripida, ha una pendenza media di poco meno del 60%). I risultati dimostrano chiaramente che camminare è più economico (cioè si consuma di meno) che correre.

Questi risultati, seppur ottenuti in laboratorio, sono esportabili anche sul terreno reale. Per gare che vanno dal km verticale agli ultratrail il messaggio è il medesimo: in salita è più conveniente camminare (a meno che, correndo, non si riesca a mantenere una velocità maggiore). Ma come bisogna camminare? Il passo da turista  non è certo quello che permetterebbe di ottenere una prestazione ottimale. Il passo deve essere lungo e se non si usano i bastoni si possono “sfruttare” le mani per “spingere” sulle ginocchia. Se in gara mi trovo a dover camminare, non ha senso che in allenamento mi ostini a correre tutte le salite. Gli atleti di tutti i livelli dovrebbero tenere in considerazione che se in gara devono camminare, dovranno fare altrettanto in allenamento, per poter abituare la propria muscolatura a lavorare in modo specifico per quel tipo di sforzo che vogliamo fare (la camminata in salita, per l’appunto).

Quindi, il messaggio che ne consegue è che in salita è più economico camminare che correre, ma questo gesto bisogna allenarlo, facendo anche in allenamento sedute di salita a passo lungo e svelto su diverse pendenze, in modo da ottimizzare il lavoro al fine di migliorare la prestazione anche in gara.

 

About the author: Classe 1985, Nicola Giovanelli è oggi dottore di ricerca in fisiologia e biomeccanica dell’esercizio fisico e docente presso la facoltà di Scienze Motorie all’università di Udine, nonché atleta del Team Mountain Running La Sportiva e preparatore atletico specializzato nella corsa in montagna. Dopo essersi avvicinato al mondo dello skyrunning a diciott’anni, negli ultimi anni si è dedicato maggiormente all’ambiente trail ed endurance, vantando successi in competizioni di prestigio come Camignada Poi Sie Refuge, Troi dei Cimbri e Trail degli Eroi.
FB: @ nicgiovanelli>
IG: @ nicgiovanelli

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