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Jorg Verhoeven: imparare a progettare arriva con l’età?


L’ambassador La Sportiva Jorg Verhoeven parla di come nell’arrampicata le sfide cambino con l’avanzare dell’età, dell’arte del progettare e concentrarsi su nuove linee, e di alcune immancabili eccezioni.

Programmare per obiettivi non è solamente un tema di economia moderna, ma anche un aspetto fondamentale per chi arrampica ad alti livelli.  Riuscire a spingere al massimo i propri limiti, nell’arrampicata e nel bouldering, non vuole semplicemente dire spendere tanto tempo ad allenarsi e prepararsi, ma soprattutto, cercare di programmare e eseguire correttamente gli allenamenti.

Ho iniziato ad arrampicare circa 20 anni fa e ho subito capito che era lo sport che faceva per me. Un’attività nella quale ero disposto ad investire un grande parte della mia vita.  Sono una persona competitiva, e provo costantemente a spingermi al limite per vedere fin dove riesco ad arrivare e cosa riesco ad ottenere.  Per molti anni sono passato da un obbiettivo all’altro, dal bouldering, all’ arrampicata sportiva e l’arrampicata multi-pitch, senza pensare bene come raggiungere l’obbiettivo, a quale realmente fosse il mio obbiettivo.  La prima volta che ho visto una palestra di roccia ero talmente preso dalla voglia di arrampicare il più possibile, che ho perso la pazienza necessaria soffermarmi su una singola via o un grado di difficoltà che mi avrebbe costretto a soffermarmi per più tempo.  

Poi ho scoperto lo Yosemite, e ho deciso di salire ‘The Nose’ in libera, noncurante di quanto ci avrei potuto impiegare.  Solo in quel momento, con un progetto chiaro in testa e dopo due settimane di duro lavoro, ho scoperto di essere dotato di tanta pazienza, ripetendo un paio di metri di roccia per giorni e giorni, affinando i movimenti fino al raggiungere la perfezione, felice de aver fatto anche il minimo progresso nella mia grande impresa.  Salire The Nose” mi ha insegnato che il vero progetto non sta nella meta in sé, ma nel processo che si fa per raggiungerla.

Attualmente, sono impegnato su un progetto completamente diverso: vorrei salire un 9b. Non sono il più giovane degli arrampicatori, ho subito un numero cospicuo di infortuni alcuni dei quali mi tormentano ancora oggi, e non ho mai arrampicato oltre il 9a.  Tutti questi fattori sembrano voler dire “no, non ce la puoi fare”. Ma dentro di me, continuo a dire “Provaci!’ Sono più determinato che mai a raggiungere il mio obbiettivo, affrontandolo in maniera più strategica.  Negli ultimi tempi, mi sono dedicato totalmente al mio progetto, facendolo diventare il mio obbiettivo quotidiano.

Quello che sembra naturale oggi, sembrava impensabile dieci anni fa.  Mi ricordo che gli arrampicatori dedicavano settimane, mesi, and anni a un problema boulder di 5 movimenti, e allora mi chiedo perché non posso farlo anch’io?

La risposta è semplice: la mia età.  Attorno ai 30 anni sono diventato più paziente.  Non è stata una cosa volontaria.  Credo che lo studio (geologia e scienze) mi abbia aiutato molto, dandomi un metodo scientifico con la quale risolvere un problema. So solo che non ci si può tornare indietro.

Guardando alcuni dei migliori arrampicatori al mondo, riconosco la stessa impronta e ho sentito storie simili da altri arrampicatori.  Fred Nicole o Chris Sharma per esempio, o dal mondo di bouldering, dove Nalle Hukkataival ha lavorato per 4 anni su 4 movimenti (!) per risolvere il blocco più difficile al mondo: ‘Burden of Dreams’, 9A.  Bisogna progettare per risolvere un problema.  Oggi, gli arrampicatori sportivi più forti al mondo sono piuttosto giovani (Alex Megos, 24; Jakob Schubert, 28), ma sono riusciti a completare le loro vie con meno di una settimana di impegno, pensa cosa potrebbero fare con una programmazione più lunga.  
C’è sempre l’eccezione alla regola: Adam Ondra (Aka the Wizard). All’età di 25 anni sembra abbia già raffinato l’arte di progettare alla perfezione.  Dopo anni di sforzi e allenamenti specifici, di recente ha salito la via di arrampicata sportiva, più difficile al mondo: ‘Silence’, 9c. E l’eccezione, che come detto, conferma la regola.

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