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Gross Fiescherhorn, la storia di un 4000 raggiunto con... le racchette da neve


L'ambassador La Sportiva ed accompagnatore di media montagna Lorenzo Naddei ci porta fra gli immensi ghiacciai dell'Oberland per un'uscita estremamente originale: un tour di due giorni che raggiunge il Fiescherhorn, dedicato a scialpinisti e non solo.

“Il Fiescherhorn è un magnifico punto dominante nel centro dell’area più selvaggia dell’Oberland”; “se lo si osserva da Grindelwald la sua selvaggia e minacciosa parete nord rivaleggia con quella dell’Eiger. Se lo si guarda dall’Ewigschneefeld è meno spettacolare, ma resta comunque una cresta attraente e davvero notevole”. Quanto scrive il Goedeke su questa montagna nella sua guida ai 4000 delle Alpi, più che una descrizione, è un richiamo… e per seguire questo richiamo la primavera è sicuramente il momento migliore. La neve abbondante, infatti, rende molto più facile il ripido canale che porta alla forcella tra i due Fiescherhorn, autentico passaggio chiave dell’ascensione, e si rivela decisiva anche nell’avvicinamento, rendendo facilmente accessibili gli immensi ghiacciai dell’Oberland, che in piena estate costringono a un lungo zigzagare tra i crepacci. Questi luoghi diventano così il terreno ideale – vista la pendenza poco accentuata – per muoversi con le racchette da neve, che abbiamo scelto di utilizzare per questa salita, un mezzo che può schiudere anche ai non sci-alpinisti l’ambiente dell’alta montagna in veste invernale.

 IL PERCORSO
Grazie al famoso, comodissimo (e altrettanto caro…) trenino della Jungfrau questo tour comincia in alta quota, a circa 3500 metri, con l’abbacinante visione dei ghiacciai e delle cime dell’Oberland; il primo tratto segue la pista tracciata dal gatto, in leggera ascesa, diretta al rifugio del Mőnch, dove si può pernottare. Poco sotto il rifugio ci si abbassa sull’enorme, sconfinato ghiacciaio dell’Ewigschneefeld fino a un grande pianoro a quota 3300 m circa, nel punto dove sfocia il ghiacciaio laterale proveniente dai Fiescherhorn, che si deve risalire. Questo è anche il luogo migliore per piantare la tenda, nel caso – ed è stato il nostro - si volesse optare per un’uscita un poco più avventurosa e soprattutto si cercasse di distribuire meglio dislivelli e ore di marcia nell’arco di due giornate. La zona di questo pianoro è davvero una meraviglia nel nulla: la vista spazia verso la Konkordiaplatz, dove le grandi colate glaciali dell’Oberland si riuniscono facendo raggiungere al ghiaccio lo spessore massimo sulle Alpi, 900 metri; a sud si impone la mole dell’Aletschhorn, mentre a est la vista è chiusa da un’impressionante muraglia di neve e roccia, quella verso cui dirigersi lungo un ghiacciaio sempre più ripido e crepacciato. Gruppetti di scialpinisti guardano le racchette da neve ai nostri piedi con una certa perplessità, ma nemmeno troppa; in ogni caso, all’inizio dell’erta finale, si torna tutti uguali: si lasciano i rispettivi attrezzi, si calzano i ramponi e a corda corta, prima con qualche svolta, poi in verticale per una rampetta di neve e ghiaccio che forse passa i 50° (in salita: sicuramente li passa in discesa, per la ben nota teoria della relatività, quando questo tratto sembra in picchiata) si sbuca alla Fieschersattel, intaglio sublime.

Questo è senza dubbio uno dei luoghi più belli ed emozionanti delle nostre montagne, almeno a mio parere: una forcella, poco al di sopra di una piccola, incantevole conca, separa i due Fiescherhorn, che da qui paiono irraggiungibili. Alle spalle la ripida, scura, selvaggia parete appena salita, di fronte l’immensa spianata del ghiacciaio di Fiesch, in pieno sole, su cui svetta il magnifico Finsteraarhorn, tutt’intorno un panorama commovente, che abbraccia quasi tutte le vette più alte delle Alpi, mentre a nord la primavera si annuncia con il verde delle Prealpi svizzere e dei loro fondovalle. Accantonato per un attimo questo splendore, ci si dirige a nord verso il più alto dei Fiescherhorn affrontandone la cresta, esposta e in qualche tratto delicata, ma mai realmente difficile. Si tratta di un percorso con qualche saliscendi, ora su neve ora su roccia, sempre piuttosto aereo, con la neve che probabilmente lo rende più facile di quel che potrebbe essere in estate. Panorama dalla vetta, com’è quasi inevitabile viste le premesse della forcella, semplicemente fantastico.

Dalla cima non resta che scendere, con la dovuta attenzione, la cresta e quindi il pendio, per poi ritrovare – e ricalzare – le racchette, riportandosi con una lunga, estenuante marcia alla stazione dello Jungfraujoch: in pieno giorno, con la neve molle e l’obbligo di non perdere l’ultima corsa del treno, l’ultimo tratto di salita può rivelarsi infinito, ma la salita nel complesso è un’esperienza davvero meravigliosa in un ambiente di rara grandiosità.

SCHEDA TECNICA (tempi per racchette da neve)
Jungfraujoch (3454 m) – Mőnchsjochhűtte (3627 m): 1 ora, 200 m di dislivello in salita
Rifugio – pianoro a quota 3300 m: 2 ore in discesa
Quota 3300 m – Gross Fiescherorn (4048 m): 3 ore, 700 m di dislivello in salita
Rientro allo Jungfraujoch: 5/6 ore tra discesa e risalita, 400 m di dislivello in salita

 Difficoltà: complessivamente WT6 (scala delle difficoltà per racchette da neve ideata in Svizzera e utilizzata in gran parte delle Alpi). Per chiarezza, la risalita del pendio finale e della cresta difficoltà alpinistiche tra PD e PD+ a seconda delle condizioni.

 MATERIALI
Le scarpe da alpinismo “Nepal Evo GTX” La Sportiva sono quanto di meglio si possa avere per l’alta montagna: tecniche, comode, leggere, si sono rivelate ideali per il terreno misto (roccia, neve e ghiaccio) della cresta finale del Fiescherhorn, naturalmente accoppiate a un buon paio di ramponi automatici. Personalmente le trovo perfette anche per le racchette da neve, soprattutto per i modelli di racchette pensati per l’alpinismo; in particolare, la libertà di movimento della caviglia si rivela fondamentale nell’affrontare i traversi, in assoluto il terreno meno adatto alle ciaspole. D’altro canto, la stabilità e la protezione garantite al piede permettono, oltre che un migliore assetto sulle racchette, di affrontare al meglio le discese più sostenute. Come ogni scarpa a taglio alto, infine, assicura un maggiore isolamento termico e una protezione maggiore dall’entrata della neve, tanto da rendere le ghette pressoché inutili.

 L’AUTORE
Lorenzo Naddei, classe ’67, è agronomo e accompagnatore di media montagna del collegio lombardo delle guide alpine; ha collaborato con ERSAF ad alcuni progetti legati alla montagna, e sempre di montagna ha scritto per le principali testate italiane del settore. Insieme all’amico e  guida alpina, “Frisco” D’Alessio ha fondato “Vie Alte”, che propone escursioni e alpinismo in alcuni dei luoghi più insoliti e incantati delle Alpi.

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