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Così Parlò Zarathustra: una via per tutti e per nessuno.


Jacopo Larcher e Paolo Marazzi, raccontano “così parlò Zarathustra” famosa opera nietzschiana e un po’ meno conosciuta ma altrettanto interessante via aperta nell’83 in Vallone di Sea, poco lontano da Torino, dai visionari Caneparo e Meneghin.

Durante il momento creativo, ognuno di noi si ritrova al punto di dover nominare ciò che ha plasmato, iniziando a chiamare per nome quella che in principio era solo un’idea. Lo fa il pittore, il musicista, lo scrittore e lo fa pure l'arrampicatore. Ma cosa può segnare così fortemente un climber, per spingerlo a chiamare una via con il titolo di un libro tanto importante, visionario e complesso come “Così parlò Zarathustra” di Friedrich Nietzsche?

Scalando questa parete nella suggestiva e magica cornice del Vallone di Sea, sopra Torino, ho cercato di capire da dove potesse arrivare questo nome.
Tornando indietro al 1983, salire quel diedro così imponente, dev'essere stata sicuramente un'esperienza piena, mentalmente coinvolgente e dispendiosa…  forse simile al lavoro filosofico che fece Nietzsche a fine ottocento. Penso che più di 30 anni fa, guardando quella linea visibile anche dal paese, Caneparo e Meneghin ebbero una sorta di visione e decisero di scriverla su roccia nel modo più pulito e puro possibile: decidendo di salire senza intaccare in modo troppo invasivo la parete, e prendendosi tutti i rischi del caso, - perché piantare uno spit a mano sarebbe stato più comodo e avrebbe reso di sicuro più veloce la progressione lungo le placche che portano al diedro.

“Loro avevano una visione, l'hanno realizzata e noi non possiamo fare altro che continuare a rispettarla” questo è stato sin dal principio il pensiero mio e di Jacopo Larcher, fortissimo climber meranese, amico da tanti anni e compagno in quest’avventura quando, dopo un intoppo meteorologico, non abbiamo potuto seguire i nostri programmi originari.

Personalmente avevo già sentito parlare di questa via, mi avevano accennato la storia dei suoi apritori e anche quella, seppur breve, che li aveva seguiti. Mi avevano raccontato di un tentativo di spittarla in alcuni punti per facilitare una fantomatica libera mai più realizzata. Tentativo giustamente accusato dai due visionari che non hanno mai accettato quei luccichii di metallo e che per questo hanno chiesto al diretto responsabile di farla tornare al suo stato originale. Da quel momento non si seppe più nulla, tanto che nemmeno la gente del posto sapeva dirci come fosse andata a finire la vicenda, e se quegli spit ci fossero ancora oppure no. Tuttavia la cosa ci preoccupava relativamente, in quanto ancora prima di sapere la risposta, avevamo già deciso di non usarli. Perché se nell'83 qualcuno era stato in grado di salire in quel modo, il minimo che potevamo fare era portargli il dovuto rispetto senza intaccarne l’etica e la visione.

Tra brutto tempo e partenze vacanziere abbiamo speso 3 giorni per salire in artificiale e provare la via per valutare la possibilità di una libera. Anche dal canto nostro, infatti, seppur sicuramente più piccola, banale e scontata della loro, anche per noi c’era di base una visione e la voglia di realizzarla, dando a quella linea artificiale una continuità in arrampicata libera.
Tutto sembrava fattibile. Abbiamo pulito, sistemato e provato i tiri, ed il giorno in cui abbiamo scalato l'intera via in ground up abbiamo spaccato pure tutti quegli spit che se erano inutili negli anni ottanta non potevano certo servire nel nuovo millennio. Abbiamo alla fine lasciato 2 beaks, 1 chiodo ed un rurp sul secondo tiro, visto che non era possibile proteggersi con protezioni veloci, rimuovendo tutti gli altri spit che erano stati aggiunti durante il precedente tentativo. Intoccati, invece, i 3 spit nuovi che intersecano il terzo tiro nella sua parte finale, che non sono stati messi in un precedente tentativo di liberare Zarathustra ma per aprire una nuova via, che in quei pochi metri è stata costretta ad entrare in quella visione cosi pura. Non li abbiamo usati in quanto pure lì ci siamo voluti proteggere allo stesso modo di Caneparo e Meneghin, perché in fondo la cosa più importante e bella è cercare di dare un tocco in più alla storia che è stata, farla rivivere e ricordarsi che il passato è quel che ci ha portato ad essere così oggi.
Ora Zarathustra, ha un passato e forse un presente: vediamo come sarà il suo futuro.

 

Fatti:

Dopo tre giorni di preparazione, il 28 luglio 2017 Jacopo Larcher e Paolo Marazzi hanno salito in libera "Così parlò Zarathustra” (A3, 250m) nel Vallone di Sea, salendo dal basso e senza aggiungere spit. La via, con difficoltà che raggiungono il grado 7c, era stata originariamente aperta nel 1983 da Caneparo e Meneghin.

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