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Barbara Zangerl e Jacopo Larcher raccontano “The Nose”


Lo scorso novembre gli ambassador La Sportiva Barbara Zangerl e Jacopo Larcher hanno ripetuto in libera The Nose su El Capitan. Dopo El Niño nel 2015, Zodiac nel 2016, Magic Mushroom nel 2018, la coppia conquista quindi l’ennesimo successo sulla big wall più famosa al mondo, e ci parla delle scarpette utilizzate in parete.

 

Seguendo il loro consueto stile e salendo da capocordata tutti i tiri più difficili, Jacopo Larcher e Barbara Zangerl hanno ripetuto in libera “The Nose”. In sei giorni la coppia di alpinisti ha ripercorso quegli stessi movimenti che furono di Lynn Hill nel 1993, quando per prima liberò quella che probabilmente è la via d’arrampicata più famosa di sempre. 

Dopo un primo tentativo nell’autunno 2018, fallito per le pessime condizioni dei tiri chiave, i due si sono ripresentati in Yosemite Valley questo autunno e, dopo un breve periodo di perlustrazione dall’alto, tutto è filato liscio.

Ho sempre sognato di provare la via dal basso in single push, senza mai tornare a terra, ma appena abbiamo iniziato ci siamo resi conto che sarebbe stato troppo audace.” Ha raccontato Jacopo al magazine  Planet Mountain “La finestra di bel tempo era troppo corta, solo quattro giorni, e la via era semplicemente troppo difficile per noi. Così abbiamo deciso di salirla tutta in 3 giorni, a tratti in artificiale, dando un'occhiata ai tiri più difficili per avere un'idea delle sezioni più difficili.

Una partenza buona ma rallentata nella progressione a causa delle numerose cordate presenti in parete che li ha costretti ad un bivacco anticipato, ma al loro terzo giorno sono entrambi riusciti a salire in libera il primo tiro chiave The Great Roof. Saliti poi al Camp 6, è stato necessario dedicare un giorno al riposo forzato prima di affrontare l’ultimo, grande tiro, il Changing Corners.

Un tiro lungo, nel quale la difficoltà maggiore sta nel riuscire a mantenere la giusta tensione corporea per tutta la salita, ma che li ha portati poi in cima, giusto in tempo per godersi la bellezza del tramonto sulla Valle.

In molti hanno dato quasi per “scontata” questa realizzazione, perché a provarci erano due esperti di big wall, una coppia che in soli quattro anni è riuscita a ripetere vie del calibro di Magic Mushroom, El Niño, Zodiac e Pre-Muir.  Ma non c’è niente di ovvio nell’avere successo su The Nose. 

Malgrado sia tra gli itinerari più gettonati su El Capitan, le ripetizioni in libera si contano ad oggi sulle dita delle mani

Per me è sempre stato un grande sogno scalare The Nose. È una via talmente iconica che è stata nella mia mente fin da quando ho iniziato ad arrampicare.” Confessa Barbara sui propri canali social. Mentre Jacopo aggiunge:

"È un sensazione così bella quando i sogni si avverano… e realizzarli insieme è ancora meglio!"

Focus on: SHOES

By Jacopo Larcher

Se da un lato abbiamo cercato di risparmiare più peso possibile su acqua e attrezzatura al fine di muoverci più leggeri in parete, dall'altro lato non ci siamo preoccupati di portare con noi troppe paia di scarpette. L'arrampicata sui tiri chiave era semplicemente troppo insicura e tecnica per rischiare di non avere con noi la giusta "arma".
Può sembrare assurdo, ma per questa via abbiamo portato con noi 5 paia di scarpette ciascuno... in pratica avevamo una borsa solo per loro!

Dato che la maggior parte dei tiri di The Nose non sono molto duri e si tratta per lo più fessure, abbiamo entrambi scelto di usare una scarpetta comoda per il 90% della via. Al posto della "classica" TC pro, abbiamo però preferito le Kataki, portate leggermente più grandi rispetto quando le utilizziamo in situazioni normali. In questo caso, scegliere una scarpetta più morbida ci ha consentito di avere più sensibilità sulle placche tecniche nella prima parte. Babsi ha scelto poi di modificare le sue Kataki aggiungendo uno strato di gomma morbida sulla parte anteriore, così da evitare dolori durante l’arrampicata in fessura.

Una delle parti più difficili nei tiri chiave è stata riuscire a stare in piedi su appoggi minuscoli, per i quali ci siamo affidati nuovamente ad una scarpetta morbida: la Skwama. Negli ultimi 3 anni, questo modello è diventato il nostro preferito per superare la maggior parte dei tiri duri su El Cap (e non solo!). Ne avevamo alcune paia con noi, alcune più vecchie e più usate (più morbide), altre più nuove e un po' più rigide. Avevo anche un paio di Futura per i tiri più duri della parte superiore, i quali richiedevano una scarpa leggermente più rigida: in questo caso la progressione prevedeva anche un uso massiccio delle ginocchiere, e mi sono ritrovato ad esercitare molta pressione sul piede destro. Alla fine, ho scelto di affrontare quel tiro con due diverse scarpette: a sinistra una vecchia Skwama, a destra una Futura.

In generale abbiamo la tendenza a portare in parete così tante scarpette solo perché ci preoccupiamo di consumarle troppo velocemente, rischiando così di sbagliare negli appoggi più piccoli. 

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