LUNGO LA VIA DI KJÖLUR
Gullfoss, una delle meraviglie dell'Islanda è un salto d'acqua che ha dell'incredibile.
Qui il fiume Hvitá compie un salto di 32 metri, dando vita a due cascate, la superiore di 11 metri e la
inferiore di 21 metri. Il canyon che si è formato ha una profondità di 70 metri e una lunguezza di
2,5 Km.
Uno dei personaggi a cui si deve la vita di questa meraviglie è senza dubbio Sigrídur Tómasdóttir.
Questi nacque a Bratthold e ivi visse per tutta la vita. Si trattava di una fattoria isolata, dove sostavano esclusivamente
viaggiatori sulla via di Gullfoss. Era compito di Sigrídur e della sorella di scortare gli ospiti fino alle
cascate. È assai probabile che le convinzioni di Sigrídur si siano formate a contatto con tali visitatori,
che intraprendevano lunghi ed ardui viaggi allo scopo di ammirare la bellezza delle cascate.
Agli inizi del secolo, sotto la spinta delle nuove scoperte in campo idroelettrico, cominciò la corsa allo
sfruttamento delle cascate, spesso incentivata da società straniere. Nel 1907 un inglese offrì 50.000
corone per Gullfoss, cinquanta volte il valore della fattoria. Tómas, il padre di Sigrídur, rispose:
"non vendo la mia amata".
A dispetto delle leggi gli speculatori riuscirono a comprare un notevole numero di cascate, soprattutto le più
grandi e potenti. Quando Gullfoss cadde nelle mani degli investitori stranieri Tómas e la figlia Sigrídur
si opposero strenuamente a tale operazione. Sigrídur andò a piedi fino a Reykiavík per perorare
la sua causa se il progetto fosse andato avanti. Alla fine il governo si decise ad acquistare il luogo e lo proclamò
monumento nazionale.
a 6 Km ad ovest di Gullfoss visitiamo le sorgenti d'acqua di Geysir. Tutte le sorgenti d'acqua calda del mondo
hanno preso nome da questa, il "grande Geysir", la cui attività ebbe inizio nel XIV secolo ed
è cessata agli inizi di questo secolo dopo che migliaia di turisti hanno cercato di farla esplodere gettandovi
all'interno mucchi di pietre e di immondizie.
Molto si è fatto per far si che i getti d'acqua continuassero ma, oggi, quelle che vedete è tutto
artificiale.
I famosi getti d'acqua avvengono quando l'acqua che bolle in profondità, intrappolata dall'acqua più
fresca di superficie, esplode lanciando all'esterni tutto quello che trova lungo il tragitto. Ogni anno il 17 giugno
(festa dell'Indipendenza dell'Islanda) vengono versate nel Grande Geysir tonnellate di sapone suffienti ad abbassare
la temperatura in superficie e a causare un esplosione.
Se volete vederne di vere spostatevi nella vicina Stokkur: qui circa ogni tre minuti le bocche soffiano colonne
d'acqua alte fino a 20 metri.
Il territorio di Gullfoss, punto di partenza, presenta la vegetazione tipica della brughiera islandese. Sulle rocce
crescono licheni che formano intercci multicolori, mentre sul terreno muschioso domina il salice lanuto (Salix
lanata), riconoscibile per le sue lanose foglie color verde chiaro. Comuni anche gli arbusti del mirtillo blu (Vaccinium
uligionosum) e la betulla nana (Betula nana). Le vallate più umide sono ricoperte da cardamine dei prati
(Cardamine pratensis).
Questo secondo trek, lungo il grande altipiano desertico di Kjölur attraversa il Kjalharaun, pianoro circolare
a forma di chiglia (chiglia= Kjölur) è meno dura dello Sprengisandur e vi porterà nell'aspro
entroterra islandese, del tutto disabitato durante il periodo autunnale ed invernale. Una parte del percorso si
allontana dalla via principale guidandovi in un trek percorribile solo a piedi, e particolarmente suggestivo poichè
permette di ammirare il ghiacciaio di Langjökull.
In passato questa zona non era molto frequentata in quanto i viaggiatori erano dissuasi dal percorrerla nella convinzione
che fosse piena di pericolosi individui.
Stesso discorso per le vicine montagne di Kerlingarfjöll (montagne delle streghe). Fino a 150 anni fa si credeva
che fossero il rifugio della più scellerata specie di fuorilegge e che nel cuore della catena si celasse
una valle profonda e nascosta, dove questi malvagi personaggi vivevano in una società clandestina e illegale.
La gente era talmente terrorizzata dalla prospettiva di incontrare qualcuno di questi loschi figuri, che i monti
furono lasciati completamente inesplorati fino alla metà del secolo scorso.
10a tappa:
· Gullfoss (100 m)
· Strada di Kjölur - F37 (130 m)
· Fiume Sanda (200 m)
· Bivacco sul fiume Sanda (200 m)
Dislivello:
100 m
Tempo di percorrenza: ore 5
Dopo aver pernottato nella storica fattoria di Bratthold ci dirigiamo verso nord sulla stradina fino alla cascata di Gulfoss
(meta obbligata di molti turisti per le dimensioni e la bellezza) e, dopo aver visitato il museo di storia naturale
(interessante) ci incamminiamo subito per la Kjolur Road verso nord. Ci sono molte leggende su questa via che si
racconta essere stata battuta in passato da briganti pronti a depredare i malcapitati viandanti; non ci lasciamo
impressionare e infatti per le prime tre ore incrociamo solo fuoristrada, pioggia e tanti, tantissimi arcobaleni
(quante pentole d'oro ci saranno in Islanda?). Il paesaggio è desertico ma comunque suggestivo. In breve
si oltrepassa il ponte sul fiume Sanda e si fa sosta per la notte in questo grosso capannone, molto polveroso ma
attrezzato con accoglienti materassi. Non vi è acqua corrente ed occorre potabilizzare quella del fiume.
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La cascata di Gulfoss |
11a tappa:
· Bivacco sul fiume Sanda (200 m)
· Strada di Kjolur (200 m)
· Bivacco di Tangaver (300 m)
· Lago Hvítárvatn (400 m)
Dislivello:
200 m
Tempo di percorrenza: ore 7
Dal bivacco ci muoviamo il mattino dopo, sotto un piacevole sole. Il trek all'inizio è semplice, pianeggiante,
con a sinistra un profilo di monti dalle forme e dimensioni più varie. Il paesaggio ricorda un pò
i canyons dei deserti nord-americani. Dopo 15 km. circa, superato un ponticello, la strada comincia a salire e
si costeggia il monte Bláfell (1204 m.).
Il Bláfell (Monte blu) è una montagna di Palagonite formatasi in seguito ad eruzione sotto la cappa
ghiaccio dell'era glaciale. Una leggenda parla di una donna gigante che viveva nel Bláfell e rendeva impercorribile
il Kjölur. I forestieri o scomparivano o tornavano impazziti, in più le greggi si perdevano in gran
quantità. Si trattava però di una fata sotto incantesimo, che si poteva rompere soltanto se una persona
umana la chiamasse per nome. L'unico che lo fece fu Ólafur, che lasciò questa terra ed andò
nel mondo delle fate. A sinistra intravediamo dietro le cime il ghiacciaio. Superato il Bláfell si comincia
a scendere e ci appare il lago di Hvítárvatn; qui vicino è il primo bivacco che però
sconsigliamo per le condizioni terribili in cui lo troverete, mentre dopo circa dopo 10 km. c'è n'è
un'altro molto migliore. Noi optiamo per la tenda però, perchè non ci interessa continuare ulteriormente
per la strada principale. In questa zona non ci sono fonti ma si può potabilizzare l'acqua del fiume. La
sosta vicino al lago è bellissima soprattutto per lo spettacolo delle lingue di ghiaccio che scendendo dal Langjokull
si tuffano nellle acque dell' Hvítárvatn.
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lingue di ghiaccio scendono dal Langjokul |
12a tappa:
· Lago Hvítárvatn (400 m)
· Rifugio di Hvítárnes (426 m)
· Rifugio di Þverbrekknamíli (500 m)
Dislivello:
100 m
Tempo di percorrenza: ore 5
La deviazione verso l'interno segue l'indicazione del rifugio di Hvítárnes, molto grande (30 posti)
e accogliente con il caratteristico tetto di torba, ma anche abbastanza vicino (circa 10 km.), per cui converrebbe
passare oltre e puntare al prossimo rifugio distante altri 20 km. circa. Si costeggia quasi tutto il tempo il fiume
Fúlakvísl aggirando il monte Baldheiði (771 m) e il paesaggio è quello dell'aspra brughiera
dei paesi nordici: sulle rocce crescono licheni che formano intrecci multicolori, mentre sul terreno muschioso
domina il salice lanuto (Salix lanata) dalle caratteristiche foglie lanose verde chiaro; comuni anche gli arbusti
di mirtillo blu (Vaccinium uligionosum). Il trek è contrassegnato per buona parte solo da una serie di solchi,
solo nella parte finale, superato un ponte troviamo dei paletti segnaletici che conducono al rifugio. Situato subito
a sud del Þverbrekknamúli, il rifugio, anch'esso del Touring Club islandese è piuttosto piccolo
e spesso affollato ma si può campeggiare tranquillamente nelle vicinanze. Splendido lo scenario delle lingue
di ghiaccio che scendono dallo Hrútfell.
13a tappa:
· Rifugio di Þverbrekknamíli (500 m)
· Múlar (650 m)
· Kjalvegur (600 m)
· Kjalhraun (650 m)
· Hveravellir (800 m)
Dislivello:
300 m
Tempo di percorrenza: ore 7
Nelle ultime due tappe il percorso è contrassegnato da aste di legno e omini. Partendo da Qverbr. Si può
decidere di fare tappa al rifugio di Þjófafell. Sono due i treks possibili per arrivarvi. Noi decidiamo
di inerpicarci per il sentiero che taglia il Múlar (685 m). Si presentano due belle selle da superare e
poi una ripida discesa. Da qui si ammira la forma a "chiglia" del Kjalhraun con al centro il picco di
Strýtur (840 m). A valle ci attende una stretta gola profonda, che ricorda ere lontane; costeggiamo il fiume
e poi ci inoltriamo per una zona abbastanza desertica; aggiriamo una serie di promontori e sbuchiamo in una bellissima
radura verde. Qui il sentiero si divide e si può scegliere se andare a Pjófadalir o a Hveravellir.
Noi optiamo per la seconda possibilità. Siamo premiati con un tempo incredibilmente mite e l'Islanda si
offre al meglio. È uno spettacolo a 360°, impossibile fotografarlo con una sola immagine, ci vorrebbe
un collage di istantanee e nemmeno si riuscirebbe a rendere la continua varietà di bello che si presenta
all'occhio.
Dopo alcune dure salite, su sterrato, si giunge ad Hveravellir dove tra una fumarola e l'altra è possibile fare un bel bagno nelle acque calde: ci sono
un bel campeggio e un rifugio, ma non è possibile fare rifornimento di alimenti. Da qui proseguendo verso
ovest, si giunge all'incrocio con la strada di Kjolur - F37 dove tramite gli efficienti bus locali si può
decidere di proseguire (come noi) verso nord, oppure verso sud, in direzione della capitale.
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Fumarole ad Hveravellir |