Condividi: 

Wear and Tear nella mecca del Bouldering


Con l’inizio di questo Melloblocco 2017, vogliamo condividere alcune importanti parole scritte dal nostro ambassador Niccolò Ceria riguardo l’amore per il bouldering e il rispetto per l’ambiente che ci permette di coltivare questa nostra grande passione.

Testo di Niccolò Ceria

Le ultime tre settimane del mio viaggio a Fontainebleau non sono state tutte rose e fiori. Dopo un’ infinità di tempo passato nella foresta parigina, mi son sentito in dovere di porre alcune riflessioni sul futuro del bouldering e sullo stato attuale degli appigli.

Frequento il mondo verticale da ormai 14 anni, 10 dei quali li ho trascorsi fortunatamente in boschi incantati e ambienti naturali mozzafiato. Anche io sono cresciuto in una palestra, come gran parte della nuova generazione di boulderisti. Confesso di non essere stato sempre perfetto, puro ed eticamente pulito al 100% in tutto ciò che ho salito. Ho compiuto alcuni errori in passato e, ancora oggi, continuo a cogliere nuove sfumature sul lato etico: cerco infatti di approfondire le molteplici facce dell’approccio “richiesto” ad un arrampicatore. E’ difficile da ammettere, ma imparare le “regole” non scritte del bouldering potrebbe richiedere tempo. L'etica e il rispetto sono probabilmente valori che si acquisiscono nel corso di un lungo cammino. Tale processo di apprendimento avviene se si è sufficientemente flessibili da notare piccoli dettagli e se si è abbastanza fortunati da incontrare quei rari climbers che hanno ancora passione e portano rispetto verso la roccia.

Le rocce non sono stabili come spesso immaginiamo e, drammaticamente, anche in periodi non necessariamente lunghi, i massi possono essere alterati e non solo per ragioni naturali.

Avendo aperto e pulito diverse linee vergini, ho potuto osservare come gli appigli mutano con il passare delle stagioni e possono modificarsi salita dopo salita. Anche se si tratta di micro dettagli, è raro poter ripetere un problema nelle stesse identiche condizioni in cui il primo salitore l'ha affrontato. Ci sono svariati esempi in giro, specialmente se consideriamo tipi di roccia morbidi come l'arenaria e il calcare. I boulder cambiano per motivi naturali su lunghi intervalli temporali e per l'impatto degli esseri umani in un periodo di tempo senz’altro più breve. E’ facile quindi riscontrare che gestirne il consumo è possibile, e possiamo dunque limitare l’usura della roccia. Siamo perciò in qualche modo responsabili di tutto questo processo di deterioramento. E vedendo come il bouldering sta diventando sempre più popolare, è ovvio che, con il passare degli anni, la condizione della roccia dipenderà ancor di più dal nostro comportamento. Siamo quindi responsabili dell'eredità che abbiamo e proteggere tutto questo dovrebbe essere la nostra priorità. Dovrebbe, perché a quanto pare non è ciò che stiamo facendo.

In questo viaggio a Font, ho camminato giornate intere visitando aree, dalle più classiche alle più remote, ed è per certi versi triste e assurdo notare in quale stato alcuni appigli si trovano. Basta fare due passi nella Foresta per poter contare un infinito numero di segni di magnesite non rimossi e, ancor più impressionante, toccare alcune prese che non sono più le stesse. Tempo fa, i climbers senza alcuna etica non spazzolavano i passaggi alla fine della sessione, e lasciavano il passaggio sporco prima di andarsene. Ora sembra che non usino la spazzola nemmeno durante i loro tentativi, lamentandosi delle condizioni quando dovrebbero soltanto prestare maggior cura. Svasi, tacche e buchi sono circondati e coperti da uno strato di magnesite davvero ostico da rimuovere e sta diventando sempre più permanente. E ciò cambierà completamente la natura della roccia.

La cause potrebbero dipendere dal continuo incremento delle persone che si avvicinano al mondo dell'arrampicata, ma forse, aspetto ancor più importante, alla scarsa trasmissione dei valori che questi individui hanno nei cofnronti dell’ outdoor. Difficile comprendere l'origine del problema e ancora più complesso immaginare una possibile soluzione per fermare questo ciclo e ricominciare dall'inizio. Sembra che il genuino passaparola delle vecchie generazioni di Bleausards sia stato in qualche modo interrotto e perso nella foresta.
Avere pazienza, fallire, cadere, imparare, migliorare, sperimentare, rispettare, essere umili, oggi sembra essere spesso sostituito con performance e popolarità sui social. 

Quasi nessuno sembra più preoccuparsi della sola e semplice regola che dovremmo seguire, che è quella del minor impatto ambientale possibile. Siamo fortunati a praticare un'attività con solo una manciata di “norme” non scritte; siamo liberi di fare ciò che vogliamo e nessuno ci ammonisce se sbagliamo. L’unico aspetto a cui badare è quello di preservare la nostra eredità per continuare a godere di questa libertà, rispettando tutti gli altri climbers che vogliono divertirsi sulla roccia con passione, sacrifici e sforzi.

Ognuno di noi possiede una spazzola. Usiamola. Con attenzione. Sia per le nostre performance, ma ancor di più per evitare che la roccia che tutti noi amiamo possa rovinarsi.

Highlight Products