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Tamara Lunger “Gentle-Woman” dell’anno ai Gazzetta Sport Awards


L’abbiamo sostenuta anche in questa occasione, così come abbiamo sempre fatto, ed il successo è finalmente arrivato: ieri sera all'UniCredit Pavilion di Milano Tamara Lunga è stata premiata per il suo fairplay ai Gazzetta Sport Awards, gli oscar dello sport italiano.

Dicembre si sa, è il mese in cui ci si ritrova a fare i conti con quello che è stato l’anno giunto al termine, è tempo di bilanci, di sintesi, di ricapitolare quali sono stati i momenti più importanti e le persone che hanno reso speciali questi ultimi dodici mesi.

Così, dicembre è arrivato anche per La Gazzetta dello Sport che, dopo un mese di votazioni, nomination, e percentuali in cui sono stati ricalcati uno ad uno i momenti sportivi più significativi dell’anno, ieri sera ha incoronato gli 8 vincitori dei Gazzetta Sports Awards 2016.
Un premio con una storia di quasi 40 anni, un referendum di fine anno che la testata giornalistica sportiva ha voluto condividere con i propri lettori, dandogli la possibilità di partecipare attivamente alla scelta dei suoi protagonisti. Perché se lo sport non serve unicamente a divertire ma anche ad ispirare, è bello pensare che la storia scritta da questi grandi campioni non è solo loro, ma è un po' anche nostra.

Otto le categorie in concorso che ieri sera hanno premiato le diverse facce dello sport italiano incoronando Gregorio Paltrinieri e la bolzanina Tania Cagnotto (Uomo e donna dell’anno), la Nazionale di pallavolo maschile (Squadra), Claudio Ranieri (Allenatore), Gianluigi Donnarumma (Exploit), Niccolò Campriani (Performance), Bebe Vio (Atleta Paralimpico) e, per chiudere in bellezza la serata, la “nostra” Tamara Lunger al quale è stato consegnato il premio per il fairplay.

Lo scorso febbraio infatti, lasciando che soli settanta metri la dividessero dalla vetta del Nanga Parbat e dall’essere la prima donna a salire un Ottomila in invernale, Tamara Lunger è passata alla storia per aver anteposto la sicurezza del suo team al proprio successo personale. Gesto che alle cronache è apparso ancor più significativo del raggiungimento stesso della cima, o del traguardo che quel giorno ha coronato Simone Moro come il solo ad aver salito in prima invernale ben quattro Ottomila.

Per questa sua impagabile rinuncia, Tamara è stata premiata per il fairplay dimostrato dal pubblico e dalla critica che durante tutto l’inverno l’ha seguita col fiato sospeso, ricevendo l’award come “Gentle-Woman” dell’anno.

Ad accompagnarla scherzosamente sul palco per precisi settanta metri, il conduttore della serata Francesco Facchinetti, che ha poi lasciato Tamara al suo premio consegnatole direttamente da Simone Moro, suo mentore e compagno di spedizione:
Benvenuta in vetta” ha sorriso Moro, che poi ha raccontato: "Ricordo che ai -100 m mi ha detto: se arrivo in vetta, mi dovete dare una mano a scendere. Ma eravamo tutti alla canna del gas.
La vetta non è il traguardo, è il 50% di quello che è necessario fare: poi si deve scendere. Allora le dicevo di stare tranquilla e mantenevo il mio passo: non troppo piano, per non congelarmi, fino a perdere il contatto visivo quando la montagna spianava un po’. Lei si è fermata ed è tornata indietro. Così si è salvata, e ha salvato tutti noi, perché al ritorno vedere la luce della sua tenda nell’oscurità è stato un sollievo e una guida”.

La storia di Tamara insegna che ci sono sconfitte che meritano di essere celebrate come vittorie, e che spesso a premiare sono il coraggio, l’altruismo e la grande lungimiranza. Tutte caratteristiche che la contraddistinguono e la innalzano come sportiva, e che sicuramente la porteranno a scalare cime sempre più alte, nella vita così come in montagna.

Voglio tornare sugli Ottomila, ma non sul Nanga.” Si è congedata Tamara tra un ringraziamento e l’altro “Con questa montagna, mi sento in pace.”

Congratulazioni, campionessa.

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