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Patagonia: i fratelli Franchini aprono nuova via sul Cerro Penitentes


Lo scorso gennaio Tomas Franchini e suo fratello Silvestro hanno aperto in veloce stile alpino la nuova via ‘El Mariano’ (750m, 85° M4) sul Cerro Penitentes, Patagonia

Sono partiti all’avventura, in una valle di cui sapevano poco o nulla, seguendo semplicemente il consiglio di un amico ed il loro istinto. Così, visto il maltempo che imperversava in Patagonia a gennaio, gli ambassador La Sportiva Tomas Franchini e suo fratello Silvestro hanno intrapreso in jeep per due giorni il lungo viaggio di 500km da El Chalten fino a El Rincón, l’entrata da sud alla riserva provinciale di Cerro San Lorenzo nel parco nazionale Perito Moreno.
Da lì, insieme al guardia parco Mariano Ignacio Spisso che hanno conosciuto grazie a Cesare Fava, figlio di Cesarino Fava, si sono "scaldati" aprendo in giornata una nuova via sull’inviolata parete ovest del Cerro Colorado, poi sono partiti con pochissimi informazioni a loro disposizione per tentare la vergine parete SE del Cerro Penitentes e raggiungere l’inviolata cima nordest 2771m. Il punto più alto di questa enorme montagna di 2801m era stato raggiunto per la prima volta dagli espertissimi della Patagonia Gino Buscaini e sua moglie Silvia Metzeltin il 22 gennaio 1985 attraverso il ghiacciaio nord.

"Il gruppo del San Lorenzo non era assolutamente in programma" ci ha raccontato Silvestro "volevamo salire qualcosa su roccia nel gruppo del Cerro Torre o Fitz Roy, ma non era l’estate giusta e le finestre di bel tempo erano cortissime. E, sai, non ci piace assolutamente stare fermi. Siamo saliti con Spisso in valle San Lorenzo, da nord lungo un avvicinamento assolutamente sconosciuto persino per lui, un giorno intero seguendo il nostro istinto. Non sapevamo nulla, nemmeno le previsioni del tempo. E abbiamo avuto grande fortuna, davanti a noi si è aperta una parete che non potevamo non salire. Non capita tutti i giorni di trovane una cosi!"

I tre avevano con sé soltanto una tenda ed un sacco a pelo, viveri per tre giorni, quattro chiodi da ghiaccio ed una manciata di nuts, friends e chiodi. Visto quanto era ripida la parete, Spisso ha deciso di rimanere in attesa al campo.
I fratelli hanno bivaccato sulla morena del ghiacciaio, poi il 26 gennaio sono partiti alle 2:30 di mattina per salire il più possibile durante le ore fredde
"La parete era immersa in un silenzio totale" racconta Silvestro " volevamo evitare le scariche di roccia e siamo saliti velocemente sul lato destro della parete, inizialmente lungo una goulotte, poi attraverso terreno di misto e rampe di neve. Alle 6 è spuntato il sole, poco dopo le 8 invece abbiamo raggiunto la cima nordest."

Raggiungere questi 2771m è stata nettamente la parte più facile della salita, infatti la discesa si è rivelata ardua e, a volte, non priva di rischi. Un primo tentativo a scendere la cresta sull’altro versante è fallito a causa del forte vento e la roccia marcia, e i due sono stati costretti a fare delle complicate calate giù per i 750m della parete appena salita.
"Non c’era alcuna possibilità di costruire delle soste su Abalakov, abbiamo dovuto lasciare in parete tutto il nostro materiale e scaricava di continuo."
Soltanto alle 17:00 i due sono rientrati alla loro tenda.

La nuova via si chiama El Mariano (750m, 85° M4) e, come esperienza, è stata "un regalo completamente inaspettato. Un ripiego non indifferente" conclude Silvestro. "Abbiamo respirato un po’ il lato selvaggio della Patagonia, quella di una volta."

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