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Nanga Parbat: la prima invernale


Simone Moro, Alex Txikon e Alì Sadpara oggi hanno portato a termine la prima ascesa invernale alla nona cima più alta del mondo. Tamara Lunger si ferma qualche metro più in basso, ma ecco come hanno scritto la storia dell'alpinismo e del Nanga Parbat.

Non se ne vedono spesso, di giorni come questi. Giorni in cui alla storia così come la conosciamo, viene aggiunta una pagina.
Nero su bianco, ogni parola scritta è frutto e risultato di una conquista, di un sentimento abbastanza forte da convincere l’uomo ad andare “oltre”. Oggi, 26 febbraio 2016, questo è successo. Perché il Nanga Parbat, 8126 metri sul livello del mare, nona cima al mondo per altitudine e seconda per indice di mortalità, oggi è stato conquistato, per la prima volta, nella sua stagione più dura. A porre la firma su questa incredibile conquista, l’italiano Simone Moro e i compagni di squadra Alex Txikon e Alì Sadpara. L’altoatesina Tamara Lunger, anche lei in cordata, ha invece dovuto accontentarsi di vedere la vetta da qualche metro più in basso. Tuttavia, oggi sarebbe ingiusto scegliere di limitarsi a raccontare un traguardo. In giorni come questi, l’attenzione spesso è focalizzata sulla conquista, sulla tanto agognata meta, e succede che ci si scorda di considerare con la stessa importanza tutto quello che è avvenuto prima, e che ha reso possibile ogni realizzazione. Si parla allora di sogni, e di sogni spesso infranti. Si parla di attesa e di sacrifici, di paure, dubbi e di fallimenti. Si parla di accettazione, di grande coraggio e sostegno. Si parla di storia, quella storia di cui abbiamo detto e che, per essere scritta, ha bisogno di ognuna di queste parole. In un’intervista rilasciata dal campo base, è lo stesso Simone Moro a dire che non avrebbe smesso di crederci. Che in qualunque modo sarebbe andata a finire quell’avventura chiamata Nanga Parbat, a contare non sarebbe stata “la cima” ma la storia: un’idea capace di essere “d’ispirazione per le prossime generazioni”. E di storie come queste, Simone ne avrebbe già tante da raccontare, ma oggi ne ha una in più. Sono trascorsi quasi tre mesi da quando, per la terza volta, l’alpinista bergamasco ha preso il volo per Islamabad con l’intento di arrivare lì dove nessuno era mai arrivato: a toccare la vetta del Nanga Parbat in pieno inverno. Aveva deciso di farlo con la connazionale Tamara Lunger, classe 1986 e anche lei atleta La Sportiva, alle prese con il suo secondo tentativo di 8000 invernale e compagna di Moro già in altre ascese.
Riuscendo nell’impresa, Tamara sarebbe stata la seconda donna al mondo a poter scrivere sul proprio curriculum un simile risultato. Cinque le spedizioni partite per il Pakistan nel dicembre 2015, ma solo in due avevano scelto la via Messner – Eisendle, sul versante Nord Ovest del Diamir, per arrivare in vetta. È bastata la rinuncia della cordata franco polacca Revol-Mackiewicz per convincere anche la coppia italiana a fare i conti con le scelte imposte dalla montagna. Tornati al campo base, la decisione da prendere sembrava inevitabile: si salirà lungo la Kinshofer, unendo le forze al team capitanato dall’altro italiano Daniele Nardi, anche lui al suo quarto tentativo sul Nanga.
Mancata però la finestra di bel tempo prevista per inizio febbraio, le speranze che l’ennesima spedizione pakistana andasse a buon fine si erano fatte via via più deboli, e gli alpinisti al campo base erano nel frattempo rimasti  in pochi. In questi casi è fondamentale, aveva detto Simone ad una conferenza, essere una squadra. “Se a -50 si inizia a tenere il muso, la storia si mette male.” Simone Moro, Tamara Lunger, Alex Txikon e Alì Sadpara però lo sono, una squadra. O meglio, lo sono diventati. Hanno saputo aspettare senza mai lasciarsi abbattere perché, come dice la favola “più d’ogni rabbia e d’ogni violenza, il tempo vale e vale la pazienza”. E per i quattro alpinisti di sicuro ne è valsa la pena. Perchè oggi, alle 15.37 ora locale, le loro forze, la loro pazienza e il loro grande, comune desiderio, li hanno portati infatti a raggiungere la cima. E siccome ogni vetta ha la sua storia, questa è quella di Simone, di Tamara, di Alex, di Alì. Una storia che, oggi, è diventata anche nostra.