Nadir Maguet

La Sportiva Storyteller incontra Nadir Maguet

La Sportiva Storyteller incontra Nadir Maguet

24 anni “e non sentirli” si direbbe. Ma guardandolo negli occhi e ascoltandolo parlare, si direbbe invece che Nadir Maguet quei 24 anni li sente tutti. Perché è esattamente così come un ragazzo della sua età dovrebbe essere:
Con una strada ancora tutta da correre, e tutte le carte in regola per farlo nel migliore dei modi.

Un ragazzo che, proprio come lo skialp insegna, ha scelto di correre su una strada poco battuta, rinunciando a praticare sport sicuramente più popolari per dedicarsi alla sua vera passione: la montagna.

È un po’ la mia indole quella di starmene da solo, nella natura. - dice Nadir quasi giustificando la sua scelta - La cosa più bella che ti dà è il senso di libertà: uscire dalle piste e dagli schemi quotidiani, avere la mente sgombra da ogni altra pensiero.”

Pensieri che, dietro ai grandi occhi scuri e al sorriso leggero, restano comunque quelli di tanti altri suoi coetanei: gli allenamenti, gli amici, la ragazza… e magari vincere una tappa de La Grande Course.
Forse questo, c’è da ammetterlo, non è proprio un pensiero comune. Vincere nel circuito per eccellenza dello scialpinismo mondiale, tra creste mozzafiato e dislivelli sovraumani, per alcuni potrebbe essere un sogno irrealizzabile, ma non per Nadir. Per lui è un pensiero come un altro, un desiderio che prende sempre più la forma di obbiettivo tangibile.
Perché lo scorso anno, in coppia con Manfred Reichegger, Nadir Maguet alla Tour du Rutor è arrivato ottavo, alle spalle di veri e propri “signori” dello skialp mondiale.
Perché lo scorso anno, la lunga serie di successi ottenuti lottando gara dopo gara, lo ha portato a conseguire niente meno che il titolo di campione del mondo Espoir.

Ma a parte le medaglie e le competizioni che lo rendono un ragazzo fuori dal comune e delle quali principalmente apprezza l’adrenalina “perchè in allenamento non trovi quella stessa energia, quell’agitazione che invece senti sulla linea di partenza”, Nadir resta un ragazzo umile e con la testa sulle spalle, consapevole di aver iniziato la sua carriera da scialpinista così, per una scommessa fatta con suo padre. Resta un ragazzo di ventiquattro anni che sa riconoscere l’importanza del sacrificio e dello spirito di squadra, consapevole dei propri limiti e delle proprie capacità, che sappiamo, lo porteranno a scalare vette importanti.

Sempre più in alto.

Non potrei neanche immaginare come sarebbe la mia vita senza montagna.”

E sicuramente questa montagna sarebbe meno bella, senza giovani campioni come Nadir capaci di viverla e apprezzarla a 360 gradi.

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