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Aaron Knight: dall'Australia alle Dolomiti, ecco cosa guida la sua passione per il mountain running


Direttamente dall’Australia , l’ambassador La Sportiva Aaron Knight ci racconta com’è nata la sua passione per il mountain running, e della sua continua ricerca di nuove sfide verticali dalla terra dei canguri, all’Europa e non solo…

Nella scorsa edizione di La Sportiva Mountain Running Cup abbiamo chiesto a persone di età e genere differenti cosa significasse veramente per loro “mountain running”. Perché è chiaro che il mountain running è sicuramente “more than running”. Cosa significa per te correre in montagna?

Adoro andare in luoghi altrimenti irraggiungibili in auto o in bici e amo starmene solo in mezzo alla natura, in totale silenzio. Ovviamente le montagne sono grandi e ci sono un sacco di modi per arrivare in cima, diverse attività da fare, ma c’è comunque molta differenza fra andarci per fare un’escursione o per correre. Personalmente, preferisco muovermi velocemente per la montagna e quindi raggiungere fantastici luoghi molto più rapidamente rispetto a quando si fa un’escursione. È qualcosa che porto con me da quando ero bambino, adoravo correre, sempre più in alto, arrivando in cima solo per cercare montagne ancora più alte, e bè… ora sono arrivato nelle Dolomiti, e credo di poter dire di aver trovato quel che cercavo!

Mountain running, da passione a vera e propria occupazione. Quando hai capito che la corsa in montagna sarebbe diventata la tua vita?

Ricordo il mio primo viaggio in Europa, ero a Chamonix e sinceramente non sapevo che in quel momento si stesse svolgendo una gara, ma giunto alla linea del traguardo cominciai a vedere tutte queste persone arrivare. Un sacco di persone differenti tra loro per età, nazionalità, di tutte le taglie, tutti esausti, ma tutti felici allo stesso modo. E ho pensato “Oh mio Dio, è incredibile!”. In Australia non ci sono più di 20 persone che partecipano alle gare di mountain running ma qui in Europa, è differente, si tratta di un vero e proprio sport, conosciuto e praticato. Credo di aver realizzato in quel momento che mi sarebbe piaciuto vivere in montagna, cambiare la mia vita, prendere la mia famiglia e andare a vivere tutti in mezzo alle montagne, e non solo visitarle un paio di volte l’anno.

Quindi ora vivi in montagna, ma hai sempre viaggiato molto e continui a farlo scoprendo sempre nuovi posti dove praticare il tuo sport. Qual è il tuo luogo preferito per praticare mountain running?

L’Australia è il paese in cui vivo quindi viene per primo e anche se le montagne non sono così ripide, si può ugualmente correre. Ovviamente è diverso, i percorsi sono molto più lunghi per raggiungere un bel dislivello, ma i posti sono incredibili, e davvero vale la fatica.
Altrimenti amo e consiglio particolarmente la Nuova Zelanda e le Alpi. In questo caso, Chamonix è fantastica perché è un luogo totalmente orientato agli sport montani - il che è fantastico –. Quando invece sono arrivato qui per la prima volta la scorsa settimana e ho visto le Dolomiti, mi hanno davvero tolto il fiato. Forse perché la corsa in verticale è la disciplina che amo di più, e qui è impressionante. Puoi potenzialmente salire ovunque tu voglia, anche partendo dal giardino dietro casa.
Infine, posso dire che anche la Spagna ha il suo fascino. Qui, la cosa che mi ha più impressionato maggiormente è stata la cultura della corsa nei bambini. Vai alle agre e ti trovi tutti questi runner in miniatura che gareggiano e si divertono come matti. È bellissimo!

Tu non sei solo un viaggiatore, ma anche un atleta versatile. Hai detto che la tua disciplina preferita è il Vertical Kilometer, ma gareggi anche nelle skyraces e nelle lunghe distanze.

Per me tutto è una nuova sfida. All’inizio potevo essere spaventato al pensiero di correre 50 chilometri, ma anche in questi casi, non bisogna dimenticarsi che ciò che ti guida è la passione per il mountain running. Non importa se ci siano da correre 5 o 50 chilometri, lo si fa per divertimento, per il piacere della scoperta di nuovi posti, per correre nuovi percorsi e correre con la curiosità di scoprire quale panorama sarà ad attenderti dopo una curva, usciti dal bosco, in cima a una vetta.
Per questo mi piace continuare a cambiare tipologia di gara esattamente come mi piace cambiare luogo in cui correre. È tutta un’avventura.

Quale sarà la tua prossima gara?

Ho appena corso la Stava Mountain Race e il suo Vertical arrivando al decimo posto, cosa di cui sono molto fiero anche perché è stato bello tecnico ed impegnativo. Poi ho partecipato alla Skylakes, un’altra grandiosa gara di 26km facente parte del circuito La Sportiva Mountain Running Cup, nella splendida cornice della regione Veneto.
Sfortunatamente, invece, non potrò essere presente alla Dolomites. Questa gara non solo è bellissima e sicuramente fra le più iconiche skyrace alpine, ma ha un particolare significato per me. Può sembrare assurdo, ma la prima foto che io abbia mai visto di una gara di Vertical, era proprio stata scattata in occasione del Dolomites Vertical Kilometer. Ricordo che un amico me la mandò dicendo: “Sono sicuro che la ameresti. Questo è il traguardo”. E rimasi scioccato perché la linea del traguardo era esattamentein cima alla montagna e non avevo mai visto niente di simile prima. Poi mi spiegò che si trattava di una gara “only up”, 3000 metri di lunghezza per 1000 di dislivello. Ricordo che nella foto c’era questo ragazzo che saliva aiutandosi con entrambi mani e piedi, arrampicando quasi nell’erba, con le Dolomiti sullo sfondo e di aver solo pensato “Voglio farlo anch’io”.
Sfortunatamente questa gara continuerà a rimanere solo un sogno per il momento. Ma senza dubbio ritornerò il prossimo anno per affrontare finalmente questo incredibile percorso.

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