Il modello Trango Ice Evo testato dalla rivista Pareti
A
metà dicembre 2004 è arrivato in edicola il numero
42 di Pareti, rivista specializzata dell’editoria di montagna
italiana. Si tratta di un numero legato alla stagionalità
del periodo e quindi, con un’ampia parte della pubblicazione
riservata al mondo dell’ice-climbing. In questo contesto,
a pagina 82, è stato pubblicato un test prodotto di una
novità, il Trango Ice Evo di La Sportiva, contemporaneamente
in distribuzione nei migliori punti vendita specializzati in alpinismo.
Alleghiamo il testo integrale della prova, a cura della redazione di Pareti.
Oscar Durbiano
LA SPORTIVA TRANGO ICE EVO
Testata una novità 2005 del catalogo la sportiva, una calzatura dedicata a chi in montagna ci va davvero.
Come
recita il nome stesso, La Trango Ice Evo è una edizione
rivista, corretta e, diciamo noi, anche migliorata rispetto al
modello nei negozi lo scorso anno. Non si tratta di una questione
di materiali o di soluzioni tecniche adottate, ma di entrambe
le cose insieme, pur mantenendo il prodotto un aspetto coerente,
dal punto di vista del design, con il modello che lo precedeva.
Premettiamo che realizzare un modello così tecnico è
una alchimia difficilissima: una scarpa che in parete si comporti
come una scarpetta; che assorba gli shock della ramponata, che
però sia leggera, che cammini bene sui sentieri, che faccia
caldo, che sia assolutamente impermeabile, che sia bella da vedere...
Partiamo dal peso, da noi registrato in 1,55 kg al paio... niente... un risultato eccellente specie se lo consideriamo in abbinata alle prove di impermeabilità e di termicità. Perché si farebbe presto ad alleggerire una scarpa... basterebbe togliere del materiale; salvaguardare impermeabilità e calore però poi diventa una sfida dell’inversamente proporzionale... Allora vediamo la impermeabilità, che è una garanzia su tutta la scarpa, acqua non ne passa; nelle nostre prove abbiamo registrato solo un aumento dell’umidità in prossimità di alcune cuciture a scarpa vuota; il calore del piede e l’azione della calza interna la rendono del tutto trascurabile. Nel punto dolente, cioè quello in cui la scarpa finisce e dove può entrare neve o acqua dall’alto, una piccola ghetta risolve il problema nella quasi totalità dei casi, sbarrando ogni possibile ingresso indesiderato. Nel caso si cammini a lungo nella neve profonda o si percorra una cascata con tratti di flusso d’acqua, una ghetta aggiuntiva risolverà ogni problema, ma è un optional di cui questa scarpa fa spesso dimenticare. Il cordino di regolazione della ghetta è un po’ lungo, rimborsatelo al suo interno per non ramponarlo accidentalmente.
Sul fronte calore tutto bene: abbinato ad una calza calda e traspirante il Trango Ice Evo vi accompagnerà per tutta la giornata in condizioni di temperatura normali. Il test è avvenuto a fine novembre 2004, con meteo umida e calda per il periodo, con temperatura mai inferiore a –5°C; poco probante per le condizioni estreme; ma la forma della scarpa nel puntale lascia presagire un ottimo risultato anche con più freddo; infatti la calzatura, pur di derivazione evidentemente arrampicatoria, lascia del margine di movimento nei punti giusti, garanzia contro i congelamenti.
Dove la scarpa strappa gli applausi è veramente nella fase di scalata vera e propria, sia su terreno da ramponare sia su terreno da scalare appoggiando direttamente la suola Vibram sulla roccia; uno spettacolo... le sensazioni di precisione di posizionamento e persino di aderenza sono vicine a quelle di una scarpetta di medio livello; merito soprattutto del sistema di snodo della caviglia, che consente di muovere la calzatura praticamente al pari di una scarpetta, provare per credere! Per cui niente paura nè sulle cascate, nè sul misto, se non riuscite a muovervi bene è colpa vostra, non della Trango, che il suo dovere lo fa alla grande. Una parte di questa funzionalità il prodotto lo deve ad un innovativo sistema di allacciatura, che è il cambiamento più evidente rispetto al modello precedente. Questo sistema, il T.P.L.H. System, consente una regolazione veramente climberistica della scarpa e c’è da dire che l’allacciatura, se realizzata bene prima di attaccare il sentiero o il flusso, mantiene il suo serraggio quasi inalterato per diverse ore. Il problema (e qui siamo in mezzo ad uno dei punti interrogativi di tutto l’orizzonte produttivo del settore, non solo di questa scarpa in particolare) è realizzarlo correttamente, questo serraggio, specie in condizioni di grande freddo, quando magari si devono tirare i lacci con i guanti. A facilitare il tutto vengono le due clips intermedie, che rendono indipendente la stretta sui due fronti della scarpa, quello basso e quello alto. Se non fosse possibile “chiudere il discorso” con una parte prima di allacciare bene il collo del piede, non ci sarebbe T.P.L.H. che tenga. Noi abbiamo riscontrato qualche difficoltà solo nel bloccaggio e nello sbloccaggio delle due clips, che ripetiamo sono fondamentali perché la Trango possa dare il meglio di sè. Le loro dimensioni sono un po’ piccole e in presenza di sporco si chiudono con difficoltà. Pratico e funzionale il nuovo taschino coprinodo, che impedisce all’allacciatura di ghiacciarsi in un blocco unico. Infine la camminata, la cui comodità ed efficacia è di solito inversamente proporzionale alla comodità in arrampicata verticale; tutto bene, a parte un leggero effetto scalino su terreno piano, a cui comunque ci si abitua velocemente adattando il passo. Il look è modernissimo, anzi di tendenza e il prezzo di vendita, un po’ esclusivo, (attorno ai 260 Euro) è in linea con la qualità da intenditori della calzatura.