Pakistan 2003 per Simone Moro: gli obiettivi dell’ultima spedizione ed i materiali utilizzati.

A dodici mesi di distanza dall’ultima visita in terra pakistana, e dopo avere effettuato in successione viaggi in USA (nella Yosemite Valley); in Antartide (al Vinson Massif 4895 m); in Spagna, per un climbing tour di un mese, e al Kilimanjaro in Tanzania, Simone Moro riparte.
Evitando il caos presente nella valle dell’Everest, come conseguenza del cinquantesimo della prima salita, Simone ha deciso di concentrarsi su un progetto in territorio Pakistano nella regione del Kashmir e del Karakorum.
Si tratterà di una spedizione internazionale, con alpinisti provenienti da Italia, Kazakhstan, Russia, Spagna, Francia e USA, tra i quali l’amico Denis Urubko (KAZ) e lo spagnolo Inaki Ochoa (ESP).
Nanga Parbat (8125 m, l’ultimo “pilastro” occidentale della catena himalayana), K2 (8611 m) e Broad Peak (8047 m) – le ultime due vette sono nel Karakorum sono gli obiettivi del progetto “Pakistan 2003”.
Tre in una è la frase che i kazaki hanno scritto sul logo della spedizione che riproduce la bandiera del loro paese e sintetizza idealmente l’ambizioso progetto che il team, capitanato dall’alpinista bergamasco, si accinge ad affrontare.
Per restare in tema con le ricorrenze storiche, bisogna precisare che anche il Nanga Parbat quest’anno festeggia il mezzo secolo dalla prima salita, portata a termine, con una straordinaria performance solitaria, dall’austriaco Hermann Buhl, il 3 luglio 1953.
Il 2004 sarà, invece, l’anno del K2. Per l’occasione si presume un’importante migrazione di “festeggiatori”, oggi stanziati alle pendici dell’Everest. Nessun problema di sovraffollamento, quindi, per il gruppo di Moro che tenterà, in stile alpino, il famoso “Sperone Abruzzi” del K2.
Il Broad Peak (“Cima Larga”) costituisce il terzo obbiettivo della spedizione. Anche questo verrà affrontato in stile alpino, attingendo alle residue energie psico-fisiche che, Simone e compagni, sperano di avere ancora a disposizione dopo due mesi passati sui pendii di Nanga Parbat e K2.
Difficile esprimere certezze sulle possibilità di realizzare sino in fondo l’ambizioso progetto. Sono troppi, infatti, i fattori che possono intervenire a modificare il regolare svolgimento delle strategie pianificate a tavolino. Resta la grande determinazione e l’entusiasmo di un gruppo composto da alpinisti di notevole esperienza che, tutti insieme, hanno salito più di settanta volte cime di ottomila metri. Si cercherà di mettere in campo tutta l’esperienza a disposizione e sperare di raccogliere il massimo delle soddisfazioni.

Gli scarponi: attrezzi e materiali speciali
La qualità dei materiali utilizzati in un progetto del genere ricopre, come facilmente intuibile, un ruolo determinante. In particolare, è decisiva la scelta delle calzature utilizzate, perché ad esse viene affidata la salvaguardia degli arti inferiori e la conseguente sopravvivenza in condizioni estreme d’utilizzo.
Simone Moro e la sua equipe impiegano solo scarpe La Sportiva: Olympus Mons per l’alta quota, Trango Ice Comp per gli avvicinamenti in quota e gli allestimenti dei campi avanzati, e Colorado Trail per le marce di avvicinamento ai campi base e nel tempo libero.
Il modello Olympus Mons, sviluppato in collaborazione con l’alpinista bergamasco, è il modello più performante e tecnico presente sul mercato. Ne è testimone il notevole successo riscosso sul mercato ed il fatto che oggi è ai piedi dei migliori specialisti mondiali.
I piedi sono la parte distale (quella maggiormente lontana dal cuore dell’individuo) del corpo umano, con le mani, più vulnerabile da patologie da raffreddamento, comunemente conosciute come congelamenti. Avere uno scarpone caldo, leggero (2900 gr. al paio), e, allo steso tempo, tecnicamente valido per superare tratti di arrampicata su roccia e ghiaccio, è sempre stato il sogno di alpinisti e aziende produttrici di calzature, da 50 anni a questa parte.
La Sportiva ha lavorato duramente per dare una risposta a queste esigenze. Finalmente, dopo una lunga sperimentazione sulle più alte e fredde montagne della terra, è nato l’Olympus Mons, la proposta La Sportiva per l’alpinismo himalayano tecnico e per utilizzi estremi in ambienti freddi.
Simone Moro e Denis Urubko sono stati i primi a credere in questo prodotto e lo hanno portato prima sugli 8.850 metri dell’Everest e poi sui 8.516 metri del Lhotse.
L’alpinista italiano ha portato in spedizione anche il modello Jannu, uno scarpone termico, tecnico e leggero (2.350 gr al paio) con ghettone imbottito. Il modello, testato ripetutamente durante l’inverno sulle alpi, ha fornito prestazioni così confortanti che se ne è voluto verificare l’utilizzo anche in condizioni d’alta quota non estreme.
L’utilizzo del modello Trango Ice Comp è invece legato al fatto di avere una scarpa tecnica d’alpinismo estremamente leggera (1250 gr al paio), robusta, idrorepellente e di grande mobilità articolare. Studiata per soddisfare le moderne esigenze di ghiaccio e misto la Trango Ice Comp è sempre più apprezzata anche per questi tipi di utilizzo. Il modello Comp adotta una particolare intersuola in fibra di Carbonio, adatta all’utilizzo dei ramponi, che ne riduce il peso del 25% rispetto al modello Trango Ice (1.550 gr).
Il modello Colorado Trail, scarpa da trail running studiata per supportare il piede in modo ottimale durante la corsa in montagna, ma anche adatta nelle marce di avvicinamento ai campi base. Molto leggera (700 gr) è stata adottata per l’ottimo rapporto peso-prestazioni-affidabilità e per il fatto di possedere un particolare battistrada molto aderente e funzionale, anche in particolari condizioni d’utilizzo.
Oscar Durbiano

I vantaggi dei modelli scelti.

Olympus Mons: termicità, traspirazione, facilità di calzata, peso contenuto, comfort d’utilizzo, rifinitura nei particolari, tecnicità e prestazioni.
L’aspetto straordinario di questo scarpone è che si riesce a calzare, con facilità sorprendente, anche seduti per terra o in minimi spazi, come in una tendina d’alta quota. A ottomila metri ogni sforzo costa grande fatica ed ogni secondo è prezioso per evitare congelamenti e conseguenti complicazioni (amputazioni, etc).
Anche dopo 48 ore d’utilizzo ininterrotto dello scarpone Olympus mons si può contare di avere le calze ancora asciutte e prive di condensa. E questo è un fatto di primaria importanza, perché proprio la condensa è una dei motivi principali dei gravi congelamenti.
La scarpa poi tiene molto bene i ramponi ad attacco rapido, grazie alle prestazioni della suola La Sportiva MPE. Si tratta di un aspetto molto importante, perché aumenta considerevolmente la sicurezza di utilizzo in condizioni tecniche particolari ed in arrampicata su misto, ormai sempre più la nuova frontiera della difficoltà in Himalaya.
Per finire anche il peso di questa calzatura è da record: 2.900 gr al paio. Di gran lunga il più leggero della sua categoria.


Jannu: termicità, peso contenuto, volumi d’ingombro esterno contenuti, tecnicità e prestazioni.
Alternativa leggera, per utilizzi non estremi in alta quota, al modello Olympus Mons. Ideale per allestimenti campi avanzati o per brevi ascensioni di acclimatazione su vette minori. Presenta ridotti volumi esterni che diventano importanti per utilizzi tecnici in arrampicata su misto e ghiaccio.


Trango Ice Comp: tecnicità, peso contenuto, termicità ed indipendenza articolare.
La scarpa da prestazione per ascensioni veloci, basate sulla leggerezza prestazionale. Molto tecnica e performante, regala grandi soddisfazioni perché proiettata al risultato senza compromessi. Utilizzata da Simone e soci per salite record da campo a campo all’insegna della velocità in sicurezza.



Colorado Trail: polivalente, leggera, robusta, aderente ed affidabile.
Scarpa da trail running ideale per avvicinamenti e permanenze ai campi base. Ottima nei sentieri è utilizzabile anche per facili arrampicate ed escursionismo esplorativo.