KANDERSTEG AL FEMMINILE. LE ULTIME PERFORMANCE IN MISTO ESTREMO DI ANNA TORRETTA
La falesia di Kandersteg, nell’Oberland Bernese, in Svizzera, è balzata agli onori della cronaca il 25 gennaio 2003, quando il forte ghiacciatore Robert Jasper è riuscito nella prima salita di Vertical Limits, 35 metri di grande strapiombo, quasi un tetto orizzontale, gradato M12.
Da allora la sperduta falesia di misto estremo ha iniziato ad ospitare facce nuove, accorse per misurarsi con le difficoltà del luogo. Anna Torretta, poliedrica alpinista nonché grande appassionata di dry tooling, non poteva certo mancare una visita a questo santuario dell’ice-climbing, scoperto durante le vacanze natalizie. Il 13 febbraio 2004 Anna riesce nella seconda ripetizione femminile di Vertical Limits, due settimane dopo la salita della Campionessa del Mondo Ines Papert.
Il racconto dell’esperienza direttamente dalle sue parole.
Oscar Durbiano

Misto a Kandersteg
Ho appena salito Fontok, M10+, a Innsbruck. Sono a casa, convalescente, con quattro punti su un dito che rappresentano la conseguenza di una brutta caduta sulla piccozza dei giorni scorsi. In questo periodo di forzato riposo, torno volentieri con la memoria ai recenti ricordi svizzeri. Quest’inverno ho passato tante giornate a Kandersteg, la mecca più recente del dry tooling moderno.
Il posto mi è piaciuto subito, forse perché l’incontro è avvenuto quasi per caso. Dopo Natale, infatti, sono passata fortuitamente dal Gran S.Bernardo. L’occasione era propizia per visitare l’area, tant’è che il trenino per Kandersteg non era molto distante dal colle, ed in zona c’erano pure degli amici austriaci in vacanza.
Colgo la palla al balzo e decido di vivere una nuova esperienza. L’area è splendida, ma non ci sono ottime condizioni per il ghiaccio. Poco male. Ho troppa voglia di provare le Mega Ice, l’ultima diavoleria sfornata da La Sportiva per l’ice-climbing e le nuove picche da gara della Grivel. Sono di fronte all’Eiger, a Isenfluh, un paesino di quattro case in legno che sa molto di Svizzera. Troviamo una piccola e soleggiata falesia di misto, chiodata da Robert Jasper, che si chiama “Little Vail”.
Per raggiungerla saliamo su una rudimentale funivia che porta a Sulwald. Là affittiamo delle slitte di legno per l’avvicinamento. Scendiamo con le slitte, con gli zaini a spalla. Al primo bivio ci fermiamo: davanti a noi già s’intravedono i primi candelotti di ghiaccio appesi ad una volta strapiombante.
Purtroppo il ghiaccio scarseggia, lo strapiombo gocciola. Forse le vie sono più impegnative rispetto alla loro valutazione in apertura, penso tra me e me.
Parto lo stesso. Mi "scaldo" su White Out, M10. Purtroppo si rompe l'appiglio chiave sotto i miei speroni. Il pedaggio delle abbondanti libagioni natalizie? Ancora un tentativo, ma la difficoltà non è più la stessa.
Decido di provare i movimenti della via di fianco, dieci metri strapiombanti che rispondono al nome di Tomahawk, M10+/M11-.
Purtroppo la colonna a fianco della via, un 5° grado di ghiaccio non completamente formato, si disintegra al suolo in un frastuono assordante, a seguito della temperatura mite, lasciandoci tutti letteralmente senza fiato.
Torno il giorno successivo, questa volta prestando molta attenzione alle candele che pendono nel vuoto: ho deciso di riprovare Tomahawk. Dopo un tentativo di riscaldamento, concateno tutti i movimenti, fino al ghiaccio ed al sospirato riposo esistente nella sezione terminale, quella tra ghiaccio e roccia. Dopo qualche minuto ancora due spiccozzate sulla stalattite instabile e, finalmente, sono fuori. Ho chiuso la via, e si tratta della piú dura che sia mai riuscita a salire fino a quel momento. Sono molto soddisfatta di me.
La settimana successiva torno in zona, ospitata da Markus Stofer, forte ghiacciatore ed instancabile apritore di linee estreme di misto nella regione Bernese.
Markus mi porta a Ueschinen, il paradiso del misto moderno, la più bella falesia esistente in Europa, scoperta dallo stesso Markus durante una gita di scialpinismo.
Stalattiti che pendono ovunque, roccia ottima, strapiombo perfetto. Decido di provare Tween Tower, M10. Questa volta c’è molto freddo, forse troppo. La bassa temperatura quasi m’impedisce i movimenti. Ma la linea è bellissima ed i suoi movimenti incredibili. Mi appassiono al progetto e decido di portarlo avanti. Il giorno successivo cado due volte al penultimo movimento. Purtroppo manca un po’ di ghiaccio nella parte finale. In questo modo la via ha qualche movimento (estremo) in più.
Una pausa di due settimane e torno all’attacco: questa linea mi appassiona da morire e voglio portarla a casa a tutti i costi! Sistemo i rinvii sulla via. Purtroppo il Föhn (vento caldo, ndr) ha sciolto la stalattite del riposo centrale, che ora non è più possibile. Questa novità complica ulteriormente le cose. Parto ugualmente. Con sorpresa mi entrano bene i primi movimenti. Proseguo in modo fluido ed efficace. Guadagno rapidamente la sezione finale dove, paradossalmente, il ghiaccio è più abbondante dell’ultima volta. Grazie a questo riesco a saltare fuori dallo strapiombo qualche movimento prima. Ancora un passaggio tra roccia e ghiaccio e, anche questa volta, la sosta è mia!
Mi resta un interrogativo. Quale delle due vie, tra Tomahawk e Tween Tower, ho trovato più difficile? Le difficoltà su misto non potranno mai essere paragonate alle difficoltà su roccia. Le vie possono avere mezzo grado in più o in meno, od addirittura un grado di difficoltà di differenza, perché il tutto è sempre in funzione della condizione ambientale.
Due giorni dopo è il turno della ripetizione di Reise ins Reich der Eiszwerge, M6+ WI6 E3, aperta nel 1996 da Daniela e Robert Jasper. Si tratta di quattro tiri con un nome impronunciabile per un italiano, che ai tempi dell’apertura era una delle linee di misto più impegnative d’Europa. Niente spit. Ogni tanto è bello cambiare!
L’epilogo di tutta questa storia risale alla settimana scorsa, quando, tolti i punti dal dito, in compagnia di Mauro “Bubu” Bole e delle macchine fotografiche di Andrea Gallo, siamo tornati a Ueschinen. Complice un ottimo stato di forma e una grande motivazione, sono riuscita a ripetere Vertical Limits, la mitica via di Jasper ma, soprattutto, il mio primo M12.
Anna Torretta

P.S.
Il ghiaccio è un elemento vivo, in perenne movimento. Le stalattiti, oltre a formarsi, cadono anche. Sono belle da vedere, ma bisogna sempre valutare la loro tenuta, rapportandole alle condizioni ambientali di quel momento. Massima attenzione, quindi, a passare sotto i candelotti appesi!
Un mese fa, Maikel Van Sundert, esperto alpinista, è morto a Ueschinen, perché un pezzo di ghiaccio, staccandosi dall’alto, è caduto sul suo casco. Un blocco di venti kg di ghiaccio che cade da dieci metri di altezza è sufficiente ad uccidere. Un pensiero a Maikel.