Pymà,
M9+.
Il misto moderno secondo Anna Torretta.
L’ho chiuso!
Questa mattina mi alzo e una vocina mi dice ... «lo puoi fare».
È
uno di quei giorni speciali, dove il verbo “volere” si
sposa bene con il verbo “potere”. Se concateno i primi
movimenti chiudo il tiro, sono sicura.
Sono tre giorni che provo, e ieri sono andata molto vicina ...
21 dicembre, grotta di Haston in Valnontey. Oggi è l’ultimo
giorno che resto a Courmayeur, domani mi aspetta Torino ed il pranzo
di Natale con la famiglia.
Arrivo tardi alla grotta. Ci sono Ezio Marlier e François
Damilano, preparano un filmato. Mi sistemo con calma. Mi infilo l’imbrago,
accendo un piccolo fuoco per riscaldarmi. Poco dopo sono sul tiro,
con l’intenzione di ripassare i movimenti.
François assicura. Ezio suggerisce: «non ti stancare
subito!». Inaspettatamente i primi movimenti mi riescono meglio
del solito, mentre la vocina dell’inconscio mi suggerisce
di non mollare. Decido di continuare.
Salgo sbuffando. Arrivo al moschettonaggio lungo e per un pelo
non salto giù.
Vado avanti, finché aggancio il tallone e prendo fiato. Gli ultimi due
movimenti duri mi entrano in automatico. Un attimo dopo ho le due picche nel
ghiaccio: è fatta.
Ho chiuso Pymà, il mio primo M9+.
Dalla cronaca di questa giornata mi viene spontaneo fare alcune riflessioni
sullo sviluppo dell’arrampicata su ghiaccio negli ultimi anni.
Nel mondo degli sport di montagna sta prendendo piede una nuova attività derivata
dall’alpinismo: il “misto moderno” o “dry tooling”.
In pratica si tratta dell’evoluzione del “ice-climbing” di
qualche anno fa. Una sorta di evoluzione della specie, partita dalle vie su roccia
e misto degli anni ’70, passando attraverso il cascatismo degli anni ’80
e ’90, fino ai recenti exploit su linee sempre più corte e strapiombanti.
Se vogliamo, la nuova attività sta vivendo lo stesso percorso di trasformazione
dell’arrampicata sportiva di qualche anno fa. Infatti, come ai tempi
in cui nacquero i primi monotiri di fondovalle, oggi vedono la luce le prime
falesie
concepite per il misto moderno, attrezzate con buoni chiodi, spit e catene
alle soste.
Una realtà completamente diversa che si allontana anche dal cascatismo,
nonostante il gesto motorio e l’attrezzatura continuino a chiamarsi allo
stesso modo.
Il fenomeno ha trasmesso una forte scossa all’ambiente, con effetti benefici
su più fronti. A cominciare dall’evoluzione dei materiali, che ha
subito una grande accelerazione, passando attraverso la tecnica di progressione,
sempre più evoluta e ricercata, per finire all’atteggiamento mentale
dei praticanti, consci di essere immersi in un nuovo mondo da esplorare.
Il numero dei praticanti aumenta ogni stagione. Cresce la richiesta di nuove
aree attrezzate e sempre più gente vuole conoscere il volto moderno
del dry tooling.
Tutto questo interesse fa sorgere i primi interrogativi, tipo: il misto di
falesia diventerà la versione invernale dell’arrampicata sportiva?
È
ancora presto per dare una risposta. Oggi le uniche certezze sull’argomento
rispondono ai nomi di fermento ed entusiasmo, amplificati dall’esempio
positivo dato con le ultime aree attrezzate, dove il “rischio” del
passato lascia il posto agli ancoraggi a prova di bomba.
Sono trascorsi sette anni dalla prima via che si può considerare la genesi
del misto moderno: Octoppussy di Jeff Lowe. Molte cose sono successe da allora. È la
storia di una mutazione, figlia dei tempi.
Oggi, con la nascita delle prime falesie con vie di ogni difficoltà, la
trasformazione sembra procedere nella giusta direzione. La scala delle difficoltà parte
dal grado M4, equivalente ad un 4° grado su roccia (circa) e continua a crescere,
perché aperta. A titolo informativo le ultime realizzazioni dei “mostri” flirtano
ormai con l’M12, come Vertical Limits di Robert Jasper e Musashi di Will
Gadd.
L’aspetto interessante è il fascino della novità, con tutte
le sue sfaccettature. In questo contesto le gare di arrampicata su ghiaccio,
hanno avuto una grande importanza per l’evoluzione di tecnica e materiali.
Le aziende del settore, dopo i primi anni di sperimentazione, hanno messo in
commercio le “armi” testate nelle competizioni: scarpette super
leggere, ramponi da avvitare sulle scarpe, speroni, piccozze ergonomiche studiate
per
gli strapiombi.
Allora cosa aspettate a togliere le dragonne? Cosa aspettate a mettere un gancio
sull’impugnatura delle piccozze, a farvi uno sperone posteriore ed avvitarlo,
con un paio di ramponcini anteriori, sotto le vecchie scarpe da arrampicata,
in attesa delle ultime novità previste per la prossima stagione?
Avvicinatevi con curiosità al nuovo mondo, senza dimenticare la prudenza
e il buon senso. Non dimenticate che il ghiaccio è un elemento in perenne
trasformazione e che la roccia è spesso marcia dove scorre l’acqua.
Quindi cautela e casco sempre indossato. Ricordate che gli attrezzi (picche
e ramponi) sono affilati come coltelli ed esiste il rischio di piantarsene
uno
da qualche parte indesiderata.
Un invito alla pratica sportiva, provare per credere.
Anna Torretta
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