Sylvain Millet ripete Biographie, 9a+, la via di arrampicata sportiva più difficile al mondo.

Photo Samuël Bié©

Tardo pomeriggio di lunedì 24 maggio 2004, falesia di Ceüse (Francia), la barra di calcare più famosa del pianeta. Sylvain Millet ha appena realizzato la prima ripetizione di Biographie, 60 movimenti per 40 metri di via, gradati 9a+ dal suo primo salitore, l’americano Chris Sharma.
Si tratta della massima difficoltà mondiale in arrampicata sportiva e, comunque, della linea estrema più conosciuta a livello mondiale.
Qualche giorno dopo Sylvain è di nuovo sulla via, per un servizio fotografico. Appeso nel vuoto, a qualche metro da lui, l’amico Fred Ripert fissa le immagini dell’evento e raccoglie le impressioni della salita.
Circa due mesi dopo, il 29 luglio 2004, lo spagnolo Patxi Usobiaga firma la seconda ripetizione della via. Al fortissimo specialista spagnolo sono serviti meno di trenta tentativi, distribuiti in due anni, per venire a capo dei microappigli di Biographie.
Oscar Durbiano

Biographie: la realizzazione di un sogno.

Ci puoi parlare della storia di questa via?
Biographie è stata attrezzata alla fine degli anni ’80 da Jean-Christophe Lafaille. In quel periodo non esisteva la sosta intermedia. È stato Arnaud Petit che, qualche anno più tardi, ha diviso la via in due sezioni, concatenando la prima parte nel 1996 e valutandola 8c+. La mediatizzazione della via inizia in quel momento. L’anno successivo l’americano Chris Sharma riesce a ripetere la prima parte ed inizia a tentare l’integrale. Il progetto però si rivela fin da subito molto impegnativo e l’operazione richiede un grande investimento di tempo ed energia. Più soggiorni di uno-due mesi, distribuiti su più anni, saranno necessari a Sharma per venire a capo della linea, che riuscirà a salire, finalmente, nel 2001. Sharma, fedele all’etica americana che vuole che il primo salitore in libera sia anche quello che da il nome alla via, l’ha ribettezzata Realization, e quotata 9a+. ma per tutti è rimasta Biographie.

Qual è il suo posto nella storia?
Arrampico assiduamente a Ceüse da una dozzina d’anni. Dunque, quando sono arrivato, la via esisteva già. Avevo qualche amico che la provava di tanto in tanto, ma io all’epoca ero molto più affascinato dalla falesia nel suo insieme che da una via in particolare. Col passare del tempo, ho iniziato a provare vie sempre più dure ed è, quindi, in questo contesto che sono arrivato a provare la magic-line di Biographie.

Raccontaci del primo contatto.
Risale al ’96, all’epoca dei tentativi di Arnaud Petit. In quel periodo non avevo ancora un livello tale da poter provare seriamente certe difficoltà. In ogni caso ricordo l’impegno dei passaggi singoli, ed in particolare la partenza. Posso dire, senza vergogna, che rimasi molto impressionato dalla complessità di quei movimenti ed, allo stesso tempo, anche affascinato, tanto che la mia reazione istintiva fu del tipo « Bene: la via non è facile, bisognerà tornare ad allenarsi ».

Parlando di allenamento, dacci un’idea dell’impegno che ti ha richiesto la ripetizione di Biographie.
Quando parlavo di “allenamento” mi riferivo soprattutto all’investimento mentale, in quanto non sono un appassionato dell’allenamento a secco al quale preferisco, di gran lunga, l’attività in falesia, magari finalizzata a quello che è l’obiettivo del periodo. Mi allenavo in questo modo, direttamente sulla roccia, tornando di tanto in tanto sulla via, per verificare a che punto era il mio livello rapportato alle difficoltà della linea che m’interessava. Nel ’98 ho iniziato a provarla più seriamente e nel ’99 ho concatenato la prima parte. Ho continuato ad arrampicarci sopra fino al 2001, fino a quando ho capito che avevo concrete possibilità di risolverla integralmente. Il rovescio della medaglia è stato che da quel momento sono iniziati i problemi di concentrazione, legati all’ansia del risultato. Fortunatamente sono di natura ottimista ed ho mantenuto un approccio mentale positivo.

Andiamo al giorno della realizzazione.
In effetti quel giorno sono rimasto sorpreso. Questo perché in primavera ho pagato l’arrivo della nuova stagione con un vistoso calo di forma, dal quale non pensavo di rimettermi così rapidamente. Per questo motivo ci ho dato dentro col massimo impegno. Nel giro di un mese ho recuperato la condizione finché, circa una settimana prima della salita, sentivo di essere tornato competitivo. Solo allora ho iniziato coi tentativi seri. I primi senza lode ne infamia, poi sempre meglio.
Lunedì 24 maggio le condizioni erano ideali: mi sentivo pieno di energia ed il clima era fresco e ventilato. Ho salito la prima parte con ottime sensazioni e senza mai forzare. Al relativo recupero dopo la prima sezione mi sentivo molto meglio del solito ma non pensavo che si trattasse della volta buona.

Parlaci della sezione dura e come l’hai vissuta.
La sezione dura della via conta sette/otto movimenti, dei quali due veramente intensi. Si parte con un tridito rovescio di destra, per andare a cercare un altro tridito arcuato di sinistra, molto in alto. Poi, da questo tridito, bisogna incrociare su una specie di tacca e tenere una forte sbandierata del corpo.
A forza di fare tentativi, la sera diventata una specie di routine salire fino al passo chiave. Poi c’erano questi due movimenti duri, direttamente proporzionali alla forma fisica che mi permetteva di affrontarli in condizioni più o meno accettabili.
Ma questa volta era diverso. Mi sentivo bene e padrone della situazione. Di quei momenti ricordo alcune sensazioni mentali, tipo « attenzione, perché anche se mi sento bene bisogna riuscire a dare tutto lo stesso, come sempre, e restare concentrato. Non devo rilassarmi. Devo dare il massimo, più del massimo ».
Qualche attimo dopo, come per incanto, i due movimenti sono entrati automaticamente. Mi sono ritrovato due prese dopo il punto cruciale pensando « merda, è pazzesco… cosa sta succedendo? Di solito,a questo punto sono appeso alla mia imbracatura dieci metri sotto, ed ora, invece, sono ancora qui! ». Solo in quel momento ho razionalizzato la situazione ed ho subito un grosso aumento di stress. Poi ho raggiunto una buona presa ed ho respirato profondamente sforzandomi di restare calmo, per non perdere la testa negli ultimi metri.

Come ti sei sentito subito dopo?
I minuti successivi alla salita sono stati veramente strani. Non riuscivo a capacitarmi di non essere caduto. Poi me ne sono fatto una ragione ed il primo pensiero che mi è affiorato alla mente è stato « nonostante tutto, non era poi così duro! », ed ero quasi dispiaciuto che il gioco fosse finito, che si era esaurita la sfida con quella linea favolosa. Un rimpianto condiviso con gli amici, che solo dopo mi hanno confessato il loro rammarico di non poter continuare più quello che era diventato quasi un rito, intriso di atmosfera ed emozione.

Quando hai realizzato che sei uno dei pochissimi arrampicatori ad aver salito una difficoltà del genere?
All’inizio la cosa non mi era neanche venuto in mente, soprattutto per il fatto che non ho una grande esperienza sull’alta difficoltà e, quindi, non mi pareva di aver fatto un così grande exploit. Tuttavia, il fatto che molti altri climbers famosi siano venuti a provarla ed i complimenti provenienti dalle stelle dell’arrampicata mondiale, mi hanno fatto realizzare che forse si trattava di una delle vie più dure al mondo, anche se non ne sono poi così sicuro. Il mio lato razionale mi suggerirebbe che bisognerebbe provare le altre vie top per convincersi definitivamente del valore di Biographie.

Biographie è la via della tua vita?
Per il momento sì. Ma spero ce ne siano altre, altrimenti smetterò di arrampicare! A parte gli scherzi penso ce ne saranno altre vie estreme nella mia carriera sportiva,. Certamente Biographie avrà sempre un posto speciale nel mio cuore, e questo a prescindere dalla difficoltà, perché si tratta di una linea fantastica su roccia della migliore qualità, una via bellissima ed unica nel suo genere.

Fred Ripert