Rolando Larcher festeggia con la rotpunkt di un nuovo 8c i venticinque anni di carriera nel mondo dell’arrampicata sportiva.
Aprile 1981. Rolando Larcher è un ragazzino di sedici anni che scopre l’arrampicata in compagnia di amici di scuola. Aprile 2006. Rolando Larcher è un uomo di quarantuno anni che riscopre ogni giorno quanto è bello continuare giocare (e divertirsi) con l’arrampicata, sempre con gli amici e magari anche col babbo, col quale esiste una grande complicità. È una bella storia quella che Rolando ci racconta, fatta di passione ed entusiasmo allo stato puro.
Oscar Durbiano
25°
In aprile ricorreva un anniversario per me molto importante. Esattamente 25 anni fa, quando ero in seconda superiore, rubando una giornata alla scuola insieme a due esperti compagni di classe, feci la mia prima esperienza di arrampicata.
Ricordo come fosse ieri quanto entusiasmo mi trasmise quella bella giornata. Ricordo la sensazione di aver trovato la mia strada, di come poter investire le mie fresche energie, finalizzandole ad una passione sportiva. Ora, dopo tanti anni, posso dire con certezza di non essermi sbagliato delle scelta fatta. Ancora oggi quel entusiasmo non si è sopito e continua a riempirmi la vita di gioie e gratificazioni. Caso vuole che, proprio in coincidenza della ricorrenza, sia riuscito a regalarmi la rotpunkt di un tiro fantastico. Quale modo migliore per festeggiare?
Si tratta di un tiro particolarmente estetico, che segue una linea originale: lo spigolo di una volta, da cavalcare obliquamente verso destra per una trentina di metri e strapiombante per venti. Per realizzare il progetto ho preteso il meglio da me stesso, anche se all’inizio ero scettico nella possibilità di riuscita.
La linea mi ha catturato per l’unicità dello stile richiesto. Si tratta di 70 movimenti sempre in diagonale, con una postura di progressione del tutto anomala: un tetto sopra la testa e uno spigolo quasi orizzontale tra le gambe. Se al tutto uniamo continui e ripetuti incroci di mani, col piede destro che invano cerca il sollievo di qualche appoggio consistente, mentre il sinistro è quasi sempre in tallonaggio, ecco che completiamo degnamente il quadro della situazione. Un bel gioco, insomma, che mi ha fatto divertire e penare allo stesso tempo, per molti giorni. Ma alla fine ne sono venuto a capo, grazie alla mia determinazione, ma anche alla paziente assicurazione dei miei compagni che si sono succeduti ai piedi della parete, tra i quali voglio citarne uno in particolare: Nato, mio padre, col quale ho sempre avuto una grande complicità.
Per il grado, propongo un solido 8c. Una difficoltà che attualmente, dove il 9a è quasi una consuetudine, può apparire modesta e datata. D’altra parte anche il suo autore ha la sua età e, comunque, penso che l’8c rimanga sempre un grado “importante”, che necessita doti ed impegno particolari per venirne a capo.
Infine il nome. La via in questione si trova alla falesia di Celva. Gli amici, per l’unicità dello stile e per fare ironia con un altro mio tiro storico del luogo (L’arte di salire in alto, del 1992), insistevano perchè lo chiamassi “L’arte di traversare in alto”. Indubbiamente quel nome si prestava ad un simpatico gioco di parole, ma la coincidenza dell’anniversario era una cosa che sentivo intimamente, come un traguardo raggiunto. Questo spiega “25°” (col numero).
La volta strapiombante di Celva si presta a varie combinazioni, perché due partenze ed altrettante soste offrono la possibilità di salire quattro tiri, di diversa difficoltà.
Tredici anni or sono finii di chiodare, sotto una copiosa nevicata, un tiro iniziato dall’amico Mauro Giovanazzi, che spezzava in due la volta, salendola direttamente. Il nome della via è “Come quando fuori nevica”, ed il suo grado 8a. Due inverni fa, approfittando di condizioni meteo favorevoli, terminai la chiodatura della parte destra della volta, tenendo come partenza il vecchio tiro. Il risultato fu un 8b+ dal nome “Mi tormenta…..”.
Nell’inverno appena passato, ho sfruttato l’ultima possibilità, attrezzando la parte restante della volta, quella sinistra che arriva fino a terra. La prima sezione, che termina alla sosta del 8a, vale un buon 8b. Proseguendo nella traversata si arriva all’8c di “25°”.
Il periodo ideale per arrampicare in Celva va da metà autunno a metà primavera. Il top della meteo è rappresentato dalle terse giornate d’inverno, quando l’aderenza è massima e non guasta mai. Buona arrampicata.
Rolando Larcher
Un ringraziamento agli sponsor: La Sportiva, Kong, The north face.