Solo per vecchi guerrieri

Fine di giugno 2006. Su una splendida parete calcarea senza nome nelle Vette Feltrine nei pressi del paese di Aune. Manolo, accompagnato dall’amico Federico Gorda, apre dal basso “Solo per vecchi guerrieri”, ennesima linea estrema, ultima perla di una ricchissima collezione d’arte verticale dell’arrampicatore trentino. 150 mt di 7c/8a obbligatorio, con difficoltà massime che flirtano col 9a. Siamo ovviamente ai vertici assoluti della difficoltà mondiale. Il tracciato di quest’ultimo capolavoro  motorio si sviluppa a destra di un’altra fantastica avventura realizzata dal diabolico “Mago” lo scorso anno, “Bisogna essere veloci per descrivere le nuvole”, 130 metri di 7b/c obbligatorio, 8a+ in libera e spit lontani.
50 anni e non sentirli: che Manolo abbia scoperto la fonte dell’eterna giovinezza e non voglia dircelo? Non abbiamo più parole per celebrare questo folletto delle dolomiti che ogni stagione ci lascia allibiti per la qualità delle sue performance. Vinicio Stefanello di Planetmountain ci racconta come è andata.
Oscar Durbiano

Highlander
A giugno, dai pixel di Planetmountain, davamo la notizia di una nuova via di Manolo (alias Maurizio Zanolla) sulle Vette feltrine. Era l'annuncio della nascita di "Solo per vecchi guerrieri". Una via che, oltre a fare il paio (sulla stessa parete "senza nome") con “Bisogna essere veloci per descrivere le nuvole", ci ha solleticato la fantasia per vari motivi. Innanzitutto per la bellezza, che già s'intuiva da quelle poche foto che abbiamo pubblicato 2 mesi fa. Poi per il respiro dell'apertura (leggi avventura) che Manolo ci ha raccontato. E ancora - e non proprio da ultimo - per la difficoltà dei 4 tiri di questa super multi-pitch... difficoltà che per l'ultimo step prevedeva il bel grado di 8c/9a... Restava ovviamente il rebus della prima libera che adesso, ed è cosa dell'altro giorno, Manolo ha risolto.
E allora? E allora, ci racconta Manolo: "è stato un bell'impegno" - d'altra parte come dubitare che lo fosse?- . Non abbiamo dubbi che sia stata davvero una bella e naturalmente dura esperienza per la mente e per il corpo. Risultato: "i primi tre tiri penso che più o meno possano essere 7c, 7b+, 8b con un massimo obbligatorio di 7b/c", scrive Manolo. Mentre l'ultimo... beh per l'ultimo con molta cautela e molti "confronti" il grado proposto è sempre lì: fra l'8c e il 9a (con obbligatorio che sale a 7c/8a).
È chiaro che si attendono ripetitori per la conferma. Ma è altrettanto chiaro che il piccolo Nicolò è quello che ha trovato la sintesi più bella: ha proposto per quella parete senza nome, che tanto piace a suo papà, il nome di "Gran burrone"... E, statene certi, all'intuito di un figlio d'arte è meglio credere: Buone ripetizioni!
Vinicio Stefanello

Gran Burrone
Ciao papy, sei stato anche oggi a Gran Burrone? Si Nicolò! Come è andata? Così, così! Ah... Questo più o meno è stato il ritornello dell’estate fra me e mio figlio quando tornavo da “Vecchi Guerrieri” L’altro giorno con Cristina (alla quale devo veramente molto) in una ventilata e soleggiata finestra di uno strano e piovoso agosto, quando alla sera mi ha nuovamente chiesto se avevo "vinto la via" finalmente potevo dire sì...
E’ stato un impegno molto diverso da quello dell’apertura... ho liberato quasi subito i primi tre tiri e penso che più o meno possano essere (7c, 7b+, 8b con un massimo obbligatorio di 7b/c) ma quando arrivavo al quarto un po’ prima o un po’ dopo finivo sempre per cadere...
Non penso sia stata una questione di “benzina”, anche se credo di non aver mai avuto un buon momento di forma quest’estate per molti motivi, ma soprattutto anche perché in apertura mi ero veramente conciato male tendini e capsule.
Adesso mi sento alleggerito e posso guardare con molta obbiettività questa via ma nonostante tutto credo sia difficile gradare quell’ultimo tiro, mi manca anche il confronto (quest'estate ho scalato solo su questa via).
È strano quell'ultimo tiro, ha grandi recuperi ma anche molta aleatorietà e non necessita di resistenza alla forza... ma comunque di una buona forza di dita e soprattutto un buon paio di piedi... Sì è proprio difficile dare la difficoltà a questa lunghezza che penso possa offrire varie soluzioni, ma forse le prime impressioni che ho avuto possono essere vere e questo paragone può servire: è leggermente più facile di "Appigli ridicoli", proprio perché non ha la sua continuità, assomiglia più a "C’era una volta a Cornalba" proprio per la discontinuità ma con passi molto più duri. Credo assomigli anche a "Bain de sang"... anche se non è così compressa però è lunga più del doppio e chiodata più allegra (a 300m da terra) e, cosa da non tralasciare, questo è l’ultimo tiro di una via che non è mai assolutamente banale fin dal primo tiro, e oltre che sulle dita pesa anche mentalmente. Il che forse può suggerire una gradazione fra l’8c e il 9a ma naturalmente questa è una proposta… Non lo so, forse se mi fossi semplicemente concentrato su questo tiro magari sarebbe stato tutto più facile ma ho preferito affrontare sempre la via più che il tiro... Insomma le uniche cose di cui sono veramente sicuro è che bella, molto molto bella, che ho fatto fatica e che mio figlio mi ha suggerito un bel nome per la parete: "Gran Burrone".
Maurizio "Manolo" Zanolla

Scheda Via
Vette Feltrine, Cima senza nome (2000m)
Parete sud, via SOLO PER VECCHI GUERRIERI
Apritori: Manolo e Federico Gorda, estate 2006 (i primi 2 tiri Manolo da solo)
Sviluppo: 150m
Esposizione: Sud
Difficolta': 8c/9a max; 7c/8a obbligatorio
Materiale: via interamente attrezzata a spit necessari 10 rinvii ed una corda da 60m
Attacco: dal paese di Aune prendere la ripida e cementata strada forestale direzione nord (acceso vietato) e alle varie biforcazioni andare sempre diritti tenendo come punto di riferimento le indicazioni segnavia (bianco-rosse n° 810) che portamo alla Casera Monsampiano. La strada finisce ad una baita e il sentiero s'inoltra nel ripido bosco fino a sbucare nel vallone di Aune. Quando il sentiero gira a sinistra (dopo un'ora circa) abbandonarlo e continuare diritti nel vallone (ometti) fino alla base della “ferrata del tubo” (acquedotto). Da qui attraversare a destra per la larga banca prativa che diventa sempre più inclinata fino a morire su un'aerea spalla (1,30 circa da Aune). Dalla spalla (attacco di "Bisogna essere veloci per descrivere la nuvole") attraversare verso il centro della esposta parete e per rocce rotte (30m circa corda fissa) all'attacco.