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Manolo è veloce, come il vento
Maurizio
“Manolo” Zanolla, uno dei padri storici dell’arrampicata
nazionale, ha vissuto una vita alla ricerca dell’appiglio più
piccolo del mondo e della velocità. Arrampicata e lunghe corse
nei boschi, arrampicata e passi dolomitici in bicicletta, arrampicata
e scialpinismo. Una vita pane, pietra e fatica fisica, insomma. Ma
anche ricca di soddisfazioni, raccolte sul campo, che gli hanno permesso
di vivere della sua passione e del suo talento verticale. È
la vita che Manolo ama, quella fuori dagli schemi tradizionali, ed
è bravo a riuscirci. Maurizio ama la velocità abbinata
alla fatica, ma anche alla leggerezza, come quella dell’immaginazione.
“Bisogna essere veloci per descrivere le nuvole” è
il nome della sua ultima creazione sulle pareti di casa, 130 metri
di 7b/c obbligatorio, 8a+ in libera e spit lontani. Una storia di
roccia, velocità e fantasia, raccontata dalle sue stesse parole,
in collaborazione con l’amico Vinicio Stefanello di Planetmountain.
Oscar Durbiano
Bisogna essere veloci per descrivere le nuvole
Vette
Feltrine. Una parete che non ha nemmeno un nome ma solo una quota,
dice Manolo. Una nuova via, nata quasi per caso. La compagnia di
tre amici: Diego Dalla Rosa, Walter Bellotto e Daniele Lira. Un'arrampicata
bellissima, in un ambiente 'fuori mano' e solitario. Nasce così
'Bisogna essere veloci per descrivere le nuvole' 5 tiri (8a+ max;
7b/c obbl.) che Manolo ha aperto il 16 e il 25 agosto scorsi, e
che ha poi liberato il 14 settembre. Bellissima roccia (vedi foto).
E bellissima arrampicata, assicura il Mago. C'è da credergli!
Una via con pochi e misurati spit, vorremmo aggiungere noi, quindi: "occhio!". Ma forse è un dettaglio, perchè: bisogna essere veloci per descrivere le nuvole'.
Vinicio Stefanello
Il racconto
Tutte
le volte che attraversavo le Vette feltrine, lungo quello che è
uno fra i più bei sentieri alpini che conosca, il mio sguardo
inevitabilmente scivolava su quel circo impressionante di rocce
che chiude il vallone sopra Aune, e finisce con un profilo affilato
e selvaggio verso la pianura.Era un angolo, verticale, delle mie
montagne che nascondeva ancora qualcosa capace di farmi sognare.
Un giorno tentai di scoprire qualcosa di più e mi ero quasi perso in una nebbia fitta come non mai, quando un colpo di vento scostò per un attimo la nuvola più densa, scoprendomi seduto su una cresta erbosa talmente esposta che sembrava la cabina di un elicottero e sopra un muro dritto e talmente liscio da contenere tutto il fascino possibile. La nebbia mi riavvolse ancora più densa e qualche fiocco di neve mi soffiò in faccia la sera, e tutto rimase coperto… per qualche anno.
Diego è stato uno dei miei primi compagni di cordata, anzi probabilmente il compagno di cordata finché la vita e i gradi ci hanno portato da altre parti. Ma tutto questo, e molte altre cose, accadeva quasi trent'anni fa… credo fosse molto curioso di vedere come erano cambiate le cose.
Walter mi ha accompagnato in molte salite, comprese quelle infinite fra i tornanti dolomitici, persi e piegati, sull'altra grande passione, la bicicletta… credo fosse anche lui curioso di vedere… Daniele per farmi un favore e finalmente respirare un po' d'aria fresca, almeno per un giorno.
La via sfila nei punti più deboli sul filo dello spigolo in un ambiente davvero particolare vicino a casa e lontano dall'ipocrisia.
Cos'altro aggiungere? Forse che sul secondo tiro potevo risparmiare uno spit e aggiungere un bell'obbligatorio, ma quella placca inclinata mi sembrava un 'sentiero' e mi sono infilato fino a sbattere contro il passo più duro della via. Risultato: che stò diventando vecchio, braccia grattugiate e decisione avventata.
Sul quarto, invece, ho aggiunto uno spit dopo aver superato l'obbligatorio: peccato era un piccolo capolavoro ma quando ho liberato la via mi ha fatto molto piacere trovarlo quello spit.
E' una via molto bella sottile ed elegante, libera come le nuvole anche se probabilmente socialmente inutile...
Manolo
La via
Prima salita: Manolo in due giorni accompagnato da Diego Dalla Rosa il 16/08/05 e da Walter Bellotto il 25/08/05, liberata il 14/09/05 accompagnato da Daniele Lira.
Sviluppo: 130m
Difficoltà: 8a+ max; 7b/c obbl.
Lunghezze: L1 7c (28m 4 spit); L2 8a+ (30m 6 spit); L3 7b (27m 3 spit); L4 8a (25m 4 spit); L5 7a/b (20m 3 spit)
Materiale: necessari 6 rinvii e corda da 60m
Tipo di scalata: piuttosto tecnica, non richiede una preparazione atletica elevata se non una buona forza di dita, ma la distanza di alcune protezioni suggerisce però la ripetizione a chi ha il livello per le difficoltà dichiarate, poiché in un paio di punti i voli potrebbero essere molto pericolosi.
Periodo: La parete raggiunge circa i 2000m ed è esposta a sud quindi neve permettendo agibile per buona parte dell'anno.
Accesso: Dal paese di Aune (891m) seguire le indicazioni per il sentiero (inizialmente si sale per strada cementata) n 810 che porta alla casera Monsampiano. Quando il sentiero svolta decisamente a destra continuare diritti per il vallone in direzione della 'Ferrata del tubo'. Raggiunta la ferrata proseguire verso destra per la larga banca erbosa fino alla sua fine, dove inizia la parete. 2 ore circa. (verso la fine la banca diventa sempre più stretta ed inclinata fare attenzione all'erba scivolosa).
Discesa: in doppia lungo la via (soste a fix). |