Lo Spirito Selvaggio di Rolando Larcher
e Maurizio Oviglia
Sardegna,
un pomeriggio di fine maggio 2002. Rolando Larcher è in
vacanza da quelle parti, con la famiglia. Un giorno decide di
dare un’occhiata nella zona di Codula di Luna, alla ricerca
di nuove pareti per progetti futuri. Ad un certo punto il suo
sguardo si ferma davanti ad una parete superba, uno scudo di calcare
sospeso sopra imponenti strapiombi rossi: è il colpo di
fulmine.
Un anno dopo, maggio 2003, il sogno diventa realtà.
Rolando e Maurizio Oviglia attaccano la magica parete con grande
motivazione e voglia di misurarsi, soprattutto con se stessi.
È
una storia di passione, amicizia ed emozione. In quei giorni
viene aperta Spirito Selvaggio, 280 metri, 8a/8a+ in libera
e 7b/7b+ obbligatorio, sul Monte Andau, nell’area di
Codula di Luna. Maurizio Oviglia ci racconta come è andata.
Oscar Durbiano
Spirito Selvaggio
Perché
la passione per una nuova linea, una nuova apertura, possa rinnovarsi
senza estinguersi nel tempo, è necessario non scadere nella
ripetitività. Rolando ed io siamo ben consci di questa
piccola grande verità dell’alpinismo, ed è
anche per questo che siamo affiatati nei progetti che cerchiamo
di realizzare. Certo, è noto, tecnicamente io sono meno
bravo di lui quando il gioco si fa molto, molto duro... Ma questo,
in fondo, non è importante, se una cosa la si realizza
insieme, dall’ideazione alla prima salita Rotpuntk. E se,
soprattutto, si dà il massimo, ognuno secondo le sue possibilità.
Questa volta tocca a Rolando trovare il nuovo “giocattolo”,
in un giorno di maggio del 2002, mentre cammina solo nella selvaggia
Codula di Luna alla ricerca della parete dei suoi sogni, il suo
prossimo obbiettivo. Quasi incespica tra
i
sassi del torrente in secca, quando, davanti a lui, compare uno
specchio di calcare liscissimo, sospeso sopra agli strapiombi
paurosi di una grotta a forma di cuore. Si passerà? Forse,
ma non ne è sicuro. Ma tant’è. La fantasia
inizia a volare, si fanno progetti, si sogna ad occhi aperti.
E il dubbio dura un anno intero, un lasso di tempo importante,
necessario a fare crescere l’emozione e l’energia
dentro, il combustibile indispensabile per affrontare, con la
dovuta energia, la nuova salita. Qualche foto e parole entusiaste,
basta questo per fissare un tentativo di apertura nel maggio 2003.
Perché proprio la Codula di Luna per questa ennesima supervia
dell’alta difficoltà? Perché non tornare,
invece, a Gorropu, o in luoghi più famosi, che garantiscano
più visibilità sui media? Per quanto mi riguarda
la risposta è semplice. Perché aprire è essenzialmente
esplorare, seguire il proprio istinto, e tornare in un posto già
conosciuto è un po’ come perdere la possibilità
di vivere una nuova magia. La Codula di Luna è uno dei
posti più selvaggi d’Italia, almeno uno degli ultimi
rimasti. Lasciare la nostra traccia anche qui, vivendo giornate
intens
e
a battagliare coi cliff e con le gocce taglienti dello splendido
calcare sardo, senza vedere anima viva e poi contemplare la “nostra”
invisibile linea all’ombra di uno splendido leccio. Ebbene:
che si può volere di più da questa nostra vita di
scalatori? In ultimo, ancora una parola su questa via, che rappresenta
per me un momento speciale. Spirito Selvaggio significa anche
la millesima candelina su una grande torta fatta di tante nuove
avventure e sì di numeri, ma soprattutto di tanti compagni
di cordata che mi hanno accompagnato fin da quel giorno del 1982,
quando “battezzai”, con la prima apertura di una via
nuova, questa mia grande passione. Grazie per avermi dato la possibilità
di vivere un’esistenza così bella, questo speciale
compleanno lo dedico a voi!
Maurizio Oviglia
MONTE ANDAU, CODULA DI LUNA, SARDEGNA, VIA
SPIRITO SELVAGGIO
Prima salita: Rolando Larcher e Maurizio
Oviglia, maggio 2003, dal basso.
Salita rotpuntk dagli stessi il 28 maggio 2003
Sviluppo: 280 m
Difficoltà: 8a/8a+ max (7b/7b+
obbl)
Materiali: interamente spittata inox.
Corde da 60 m obbligatorie.
Accesso: da Teletottes per il sentiero
in 50’ circa, raggiungendo la parete per un‘evidente
pietraia.
Note: la via supera uno scudo di calcare
impressionante. Il primo tiro strapiomba di quasi 10 metri e propone
un’arrampicata atletica con spit tutti da “guadagnare”.
Il secondo, punto chiave della via, rappresenta un po’ il
nostro orgoglio di apritori. Siamo infatti riusciti a seguire
l’unica sequenza di appigli che permetteva di uscire dagli
strapiombi e dobbiamo dire grazie ad una sottilissima foglia di
calcare che ha tenuto il nostro peso in apertura (ora resinata)
e ad un piccolo bidito pulito con lo spazzolino.
Qui si trova anche il passo obbligatorio più difficile
della via su cui i voli sono lunghi ma senza conseguenze. Il terzo
tiro è uno dei più belli del Supramonte, un viaggio
di 60 m esatti su un calcare da favola, verticalissimo.
Oltre la via prosegue più facile, ma mai banale, con runout
di quasi 10 m tra gli spit che mantengono alta la soglia di attenzione
e le orecchie dritte! Intorno uno degli ambienti più belli
e selvaggi della Sardegna.