La Grande Onda - Big Wave per Rolando Larcher
Il
14 settembre 2002 Rolando Larcher realizza la prima salita in
libera di La Grande Onda-Big Wave . Il progetto, intuito
e realizzato nell'estate di quell'anno, porta anche la firma di
Michele Paissan e Maurizio "Manolo" Zanolla.
Scrive Rolando: «Il vecchio virus non muore mai, magari
si assopisce e rimane latente per anni, ma poi all'improvviso
riappare e...» Di quale strano virus si tratti non è difficile
immaginarlo, soprattutto se si pensa a vie coma la bellissima Hotel
Supramonte , aperta da Larcher, insieme a Vigiani, nelle
Gole di Gorropu in Sardegna. Scopriamo direttamente dalle parole
di Rolando la storia di La Grande Onda - Big Wave ,
sulle Pale di San Martino.
LA GRANDE ONDA - BIG WAVE
Un estate così alpinistica, era dagl'anni ‘80 che non
la facevo più. Apertura di vie nuove in stile tradizionale,
ripetizioni di vie trad più o meno classiche, e pure qualche
solitaria. Il vecchio virus non muore mai, magari si assopisce
e rimane latente per anni, ma poi all'improvviso riappare ed è difficile
contenerlo. Vaccini non ne esistono, solamente una gran dose
di ghiaioni superati con zaini stracolmi e con l'aggiunta di
qualche bel temporale, può alleviare le sofferenze di
questo male a coloro che ne sono afflitti. Ma tutte queste fatiche
non mi hanno tolto quel minimo di lucidità necessario
per concepire una via nuova, da aprire nel mio consueto stile
con il trapano, sulla bellissima Torre Sprit nelle Pale di San
Martino.
Così,
trovato in Michele Paissan il compagno ideale, desideroso di imparare
ed entusiasta di fare nuove esperienze, sono passato subito all'azione,
la terapia migliore. La Torre Sprit l'avevo un po' sottovalutata,
sia in termini di lunghezza che d'impegno. L'avevo valutata sui
350 metri ad occhio, ma la grandezza delle pareti circostanti
mi avevano tratto in inganno perché lo sviluppo ha raggiunto
alla fine i 500 metri. Le difficoltà, poi, si sono rivelate
continue e sostenute su tutta la lunghezza della via. In 4 giorni
di fatiche siamo arrivati in cima, con il fattivo aiuto di Michele
che era alla sua prima esperienza in apertura, ma che si è
rivelato bravissimo e freddo nei momenti di maggior tensione.
L'ultimo giorno, quando siamo arrivati in cima, Manolo, curioso
di carpire i segreti di questo stile, ci ha accompagnato dandoci
simpaticamente una mano, rimanendo colpito ed estasiato dalla
bellezza
della Torre e della via. Ritornava su quella cima dopo 24 anni,
era, infatti, il 1978 quando aprì una via nuova poco più
a destra della nostra. Sicuramente vi ritornerà a breve,
entusiasta di avere questo bell'itinerario moderno a due passi
da casa; certo si è già candidato come primo ripetitore.
Terminata l'apertura, per concludere il tutto era d'obbligo come
consuetudine la salita della via in stile rotpunkt. Ci provammo
una prima volta, ma arrivammo terrorizzati sino al 5° tiro:
il temporale della notte, più due scrosci presi in parete,
avevano bagnato e inumidito i run-out. Purtroppo non c'erano alternative,
dovevamo ripassare tutti passaggi per memorizzarli bene e tornare
un'altra volta. Ora avevamo le idee ben chiare. Per liberare la
via avevamo bisogno in primis di una bella giornata, di una corda
singola anziché delle mezze corde (per gli attriti), di
15 giorni di falesia per un richiamino di forza ed, infine, della
consueta dose di fortuna. Il 14 settembre è la giornata
topica, sicuramente fresca ed ancora con le nebbie, che però
si diradano in partenza del 5° tiro, quello “chiave”. Mi sentivo
come un automa. Salivo senza mai ridiscendere.
Salire-moschettare-andare! Mai un'incertezza, mai un'indecisione.
Mi sembrava tutto facile. Sentivo di tener tutto, e l'acciaio
non esisteva: uno stato di grazia che non capivo se dipendeva
dall'allenamento o dalla mia determinazione mentale. Così
arrivò anche il tiro chiave, quasi 60 metri su muro strapiombante
con, dopo 50 metri di 7c, una sezione chiave dura e precaria.
Pensavo che nel complesso risultasse sull'8a+ e che avrei dovuto
provarlo alcune volte, ma quel giorno fu tutta un'altra cosa e
lo liberai subito, mettendomi i rinvii. Gioisco con Michele: la
via è praticamente fatta. Mancano ancora 5 tiri per la
cima, ma sono solo una divertente formalità. Decidiamo
di chiamarla La Grande Onda – Big Wave , dato che la
parete è solcata da un grande intaglio glaciale che, sia
da lontano che scalandoci sopra, ricorda un onda. 10 tiri con
500 metri di sviluppo, difficoltà massima di 8a ed un obbligatorio
di 7b. Per quanto riguarda l'obbligatorio, lo definirei un 7b
”new age”... La differenza non sta nella difficoltà in
sé, ma piuttosto nel fatto che, superato il tratto duro,
sulle mie vie di qualche anno fa si moschettonava e si proseguiva
tranquilli. Qui, invece, bisogna , andare avanti, tranquilli tranquilli,
qualche metro in più.
Sicuramente si tratta di un nefasto effetto collaterale di quel
maledetto, ed inguaribile, virus che mi perseguita!
Rolando Larcher