|
Mauro
Calibani riesce Leonardo, 8b+ boulder, a Meschia.
Inizio aprile 2003. Una bella serata di tarda primavera tra i blocchi
di arenaria di Meschia, la mecca italiana del bouldering estremo,
oggi sfortunatamente chiusa perché proprietà privata.
Mauro Calibani si aggira tra i blocchi in compagnia dell’amico
Mauro Mongiovì, aspettando il momento propizio per fare un
buon tentativo sull’ultima mostruosità in cantiere.
Alle otto di sera arriva il momento: si alza una leggera brezza ed
la roccia sembra trasmettere una discreta aderenza.
Mauro parte determinato. Entra il primo lancio e anche il secondo.
La suola delle scarpette sembra fare miracoli e le sue dita pure.
Calibba contiene la sbandierata meglio del solito, chiude la tacca
per l’ultimo guizzo ed è fatta: nasce Leonardo, grado
proposto, in attesa di ripetitori, 8b+.
Si tratta di un passaggio funambolico e molto aleatorio, individuato
qualche mese prima in compagnia del francese Julien Nadiras. 10 movimenti
al limite, molto fisici su appigli piatti e lontani. Un gran lavoro
di compressione, ma anche tre piccole tacche, che rendono il gioco
ancor più vario ed interessante. Non c’è un passaggio
chiave particolare. La difficoltà della sequenza è la
difficoltà omogenea: costante da quando si alza un piede da
terra a quando si raggiunge il bordo finale.
Approfittando di un buon periodo di forma, al Campione del Mondo
sono occorse quattro sedute di tentativi di circa un’ora l’una.
Mauro ci racconta le impressioni della realizzazione.
Riflessioni su un passaggio estremo.
Circa due mesi fa, in compagnia di Julien Nadiras, abbiamo scovato
tra i sassi dell'entroterra piceno, un possibile passaggio con
qualche sporadico appiglio.
Il profilo e la linea erano indubbiamente interessanti. Dopo averlo
accuratamente spazzolato, nel giro di un'ora si materializza la
prima parte, la partenza da “in piedi” della sequenza,
che sono riuscito subito a salire.
I giorni successivi sono stati dedicati alla partenza “da
seduto”, molto più complessa ed articolata. È stato
necessario studiare con cura i movimenti, per ottimizzarne al meglio
la sequenza.
Qualche giorno dopo vede la luce Leonardo, uno dei passaggi più duri
d’Italia e non solo.
L’origine del suo nome è particolare, perché legato
metaforicamente al discorso della Gioconda, l’opera di Leonardo
Da Vinci conservata al museo del Louvre di Parigi.
Ho voluto creare un piccolo parallelo tra le due cose: da una parte
il simbolo della genialità artistica italiana con la sua
opera più conosciuta esposta in terra di Francia, e dall’altra
uno splendido passaggio estremo nostrano, individuato con l’aiuto
di un top climber transalpino. Un modo come un altro per ribadire
che anche da queste parti, così come in Francia, esistono
preziose opere d’arte rocciosa, realizzate della natura ed
interpretate dall’uomo attraverso l’arrampicata.
Trovo che il bouldering rappresenti l’essenza dell’arrampicata
e Leonardo ne è una sua icona: dieci movimenti che racchiudono
massimi livelli di forza, esplosività e coordinazione motoria.
A differenza di altri passaggi riusciti fino ad ora, per salire
questo mi sono occorsi quattro giorni, di grande concentrazione.
Ogni seduta facevo dai due ai quattro tentativi. Aspettando le
condizioni migliori, solitamente all’imbrunire.
Il risultato è un passaggio intenso e molto fisico, caratteristiche
che mi sono congeniali e mi hanno fatto propendere per avallare
la gradazione proposta dallo stesso Julien, che di passaggi simile
a questo ne ha già saliti diversi.
Inoltre Leonardo presenta una difficoltà maggiore di Tra
un tiglio e un oleandro, un altro passaggio estremo riuscito in
ottobre 2002 e gradato 8b.
Mauro Calibani
|
|
|
|
|
|
|
|