La stagione di gare internazionali 2005 commentata da Marco Scolaris, Presidente dell’ UIAAClimbing

Marco Scolaris, Presidente dell’UIAA Climbing (International Council for Competition Climbing), ci racconta la stagione di gare appena conclusa e ci rivela le prospettive 2006.
Oscar Durbiano

Dalla Coppa del Mondo al City Climb
La quinta e ultima prova della Coppa Europa Giovani (EYC) a Kranj il 27 novembre ha abbassato il sipario sulla lunga stagione dell’arrampica sportiva. Il circuito giovanile è sempre molto interessante, proponendosi sempre più come passaggio obbligato per i futuri campioni. Non solo. Ormai succede frequentemente che alcuni atleti, si lancino estemporaneamente nel salto di categoria, cogliendo già brillanti risultati in Coppa del Mondo. Questo vale per gli junior, ma anche per gli allievi, che ormai sembrano in grado di dar filo da torcere ai colleghi più anziani. Il cambio generazionale e il ringiovanimento dei ranghi ha subito infatti una notevole accelerazione negli ultimi tre, quattro anni. La diffusione delle sale di arrampicata, ha permesso una capillarizzazione dello sport e quindi dell’allenamento, consentendo a tantissimi di aspirare a risultati fin a poco tempo fa impensabili, se vivevi, per esempio, in Norvegia, e non volevi emigrare almeno in inverno. Vi ricordate il sud della Francia come mecca dei top climber? Altri tempi…Oggi prevale la resina, lo sport si sta urbanizzando e il legame con la montagna si sta affievolendo.

La stagione in cifre
Veniamo alla stagione agonistica. Per la cronaca, nel 2005, abbiamo una Coppa del Mondo con nove prove di difficoltà (questa disciplina ora è chiamata “lead”), quattro di bouldering, cinque di velocità. Poi i Campionati Mondiali, i World Games, il Rockmaster, altri tre eventi internazionali; quindi i Mondiali Giovanili e, in Asia, gli Asian Indoor Games e i Campionati continentali, senior e junior. Insomma un’altra stagione lunga, tirata, con alcuni momenti che probabilmente segneranno una pietra miliare nella storia dello sport, per la sua crescita e per le sue ambizioni.
A coloro che consideravano il 2005 come un punto di svolta i fatti hanno dato ragione, andando oltre le previsioni. Unica nota stonata, il boulder, che ha un po’ sofferto, con una Coppa del Mondo ridotta a sole quattro prove (ma sono 11 le candidature per il 2006), una lacuna in qualche modo compensata dalla difficoltà, con nove appuntamenti.

Un Mondiale “mondiale”
Se a questo aggiungiamo il Campionato del Mondo a Monaco a luglio, la stagione si potrebbe considerare semplicemente fantastica. In Germania, si sono iscritti oltre 500 atleti nelle tre discipline, in rappresentanza di 55 nazioni (53 hanno poi effettivamente partecipato, 2 escluse per problemi di visti). Nei cinque giorni di gara, ospitati all’Ispo, si è visto cosa l’arrampicata può offrire, davanti a un grande pubblico, con un tutto esaurito per la prova di difficoltà. Grazie al “partnership programme” di UIAA Climbing, per molti arrampicatori si è avverato il sogno di partecipare a un mondiale, accanto ai grandi nomi.
Tomasz Mrazek (23) ha fatto il bis due anni dopo Chamonix nella difficoltà, un’impresa davvero eccezionale se consideriamo l’incredibile livello attuale in campo maschile e il fatto che il campione ceco non partisse affatto coi favori del pronostico. Certo c’è stato l’innegabile aiuto dell’improvviso appannamento di Crespi, e, ancora è più, dell’incredibile svista del team spagnolo cha ha fatto sì che Ramon Julian, dopo essere stato il migliore fino a quel momento, si presentasse in isolamento per la finale mezz’ora dopo la chiusura…(il fatto è stato talmente clamoroso che la federazione iberica ha aperto un’inchiesta), restandone escluso. Il ceco ha comunque saputo tirar fuori la classe al momento giusto. Così non sono riusciti né l’altro spagnolo, Patxi Usobiaga (25), né un Alex Chabot a corrente alternata, a impedirgli la riconferma iridata.
Fra le ragazze, nessuna è apparsa in grado di fermare Angela Eiter (19), che, in finale, ha lasciato tutte le avversarie mezza via più in basso. Sorpresa invece per il podio, con l’argento alla statunitense Emily Harrington (19) e il bronzo alla giapponese Akiyo Noguchi, un buon segnale delle potenzialità (ancora inespresse) esistenti anche fuori Europa. Purtroppo la Coppa è quasi tutta in Europa e poche federazioni al di fuori del vecchio continente hanno i mezzi per sostenere le spese delle trasferte dei loro atleti (e alcune non ci pensano proprio…).
Clamorosi invece i risultati del bouldering. Ha vinto, anzi stravinto, il leggendario russo, nato kazako, Salavat Rakmetov, che, a trentasette anni di età, non si è concesso un solo tentativo in più dei dodici necessari per salire a vista i sei blocchi di qualificazione e, il giorno dopo, i sei di finale. Agli avversari sono rimaste le briciole. Kilian Fischhuber (Aut, 22) ha conquistato l’argento, e Gerome Pouvreau (Fra, 22) il bronzo. Delusione, fra i favoriti, per il francese Meyer e l’azzurro Core (campione uscente).
Fra le ragazze l’ucraina Olha Shalagina (22) ha compiuto lo stesso fantastico percorso netto verso l’oro iridato, ed è stata accompagnata sul podio dalla russa Ioulia Abramtchouk (23), argento, e dalla ceca Vera Kotasova, bronzo. Insomma un podio tutto dell’est. Da sottolineare che la Shalagina si era piazzata quarta nelle difficoltà due giorni prima! La grande delusione è stata la francese Sandrine Levet, oro a Chamonix nella specialità e bronzo nella difficoltà.
Qualche parola anche sulla velocità, che a Monaco inaugurava una nuova formula, basata su un muro standard, con due vie identiche e omologate. Record dunque da stabilire e bello spettacolo.
Vincevano il titolo mondiale il russo Evgeny Vaitsekhovski, un velocista incredibile, che sembra volare sugli appigli, con il record fissato a 8.74 (il muro è alto 12 metri…), meglio dell’argento Maxim Stenkovoi (Ukr) e del connazionale Serguei Sinitsyne.
Fra le ragazze era l’ucraina Olena Ryepko la più veloce (record a 17.76), davanti alla russa Valentina Yurina e alla polacca Edyta Ropek.

I World Games
Passano appena tre settimane e a fine luglio tutti i migliori, o quasi, si ritrovano nuovamente in Germania, a Duisburg, per i World Games. Si tratta di una grande manifestazione che si svolge sotto il patrocinio del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) ogni quattro anni (l’anno successivo alle Olimpiadi estive) e che raccoglie 39 sport, fra quelli non olimpici, e 2500 atleti di oltre cento paesi.
L’arrampicata ha fatto il suo esordio con due intense giornate, una dedicata alla velocità, una alla difficoltà (al momento della domanda di partecipazione, presentata sette anni fa, il bouldering non esisteva praticamente ancora). La gara era ospitata negli immensi e ormai abbandonati impianti siderurgici (siamo nella Ruhr) della città e i 1700 biglietti sono andati a ruba, con un clamoroso tutto esaurito diverse settimane prima dell’evento.
Il fatto che l’arrampicata fosse alla sua new entry ha purtroppo limitato la partecipazione in termini di atleti e di nazioni, ma lo spettacolo è stato comunque di altissimo livello ed è stato apprezzato non solo dal pubblico, ma anche dai numerosi addetti ai lavori convenuti sulle tribune.
Nella velocità, due nuovi record del mondo (e il pubblico si è davvero…scaldato) per i vincitori: il russo Serguei Sinytsine, 8.45, e la connazionale Anna Saulevitch (21), 14.02.
Patxi Usobiaga (25) si è invece preso la rivincita di Monaco, vincendo l’oro, mentre nessun problema per Angela Eiter a mettere in tasca un nuovo trionfo.
Al di là dei risultati, quello che più conta è il fatto che le prove di arrampicata siano state considerate fra quelle di maggior successo di tutti i World Games, per la qualità dello spettacolo offerto, vale a dire dello sport stesso. L’appuntamento è fra quattro anni a Kaohsiung, Taiwan, dove di sicuro potremo contare su una più ampia rappresentazione. Fin d’ora il successo dei World Games potrà essere usato per scalare le non facili altezze del mondo dello sport mondiale.

La Coppa del Mondo
Da diversi anni la Coppa del Mondo è diventata un circuito lungo e difficile, dove chi ambisce alla vittoria finale deve restare al meglio della condizione per quasi nove mesi di seguito, cercando di limitare i danni durante gli inevitabili momenti di calo di forma. Nonostante ciò. Essa resta, per storia, tradizione e impegno richiesto il trofeo più ambito per molti top climber.
Alla fine, per gli italiani è giunta la grande soddisfazione di iscrivere per la prima volta nell’albo d’oro un azzurro.  Flavio Crespi (25), atleta delle Fiamme Oro, è stato capace di vincere cinque delle nove prove in programma (Veliko Tarnovo, Imst, Marbella e Kranj) e ha saputo, soprattutto, dimostrarsi un vero campione, mettendo tutti in fila nell’ultima prova in terra slovena, dove non poteva concedersi errori, vista la possibilità matematica per Ramon Julian di acchiapparlo: la pressione su di lui doveva essere certamente alta. Una garanzia per il futuro e per la FASI, che ha bisogno di stimoli e  campioni.
La grande sorpresa dell’anno è stata invece l’olandese Jorg Verhoven (19), che per amore ormai vive da un paio di stagioni in Austria, dove si allena, evidentemente con proficuità. Vincitore a Valence, si è quasi sempre aggirato in zona podio, terminando alla fine secondo assoluto, precedendo Ramonet.
Un altro da tenere d’occhio è il giovanissimo Magnus Midtboe (17), finalista abituale nell’ultima parte della stagione, che proviene direttamente dai brillanti risultati nella Coppa Europa Giovani (dove ha vinto il trofeo nella categoria Youth A - allievi) e dalla medaglia d’oro negli allievi a Pechino.
Fra le ragazze, prosegue il declino della grande Muriel Sarkany (31), comunque quarta nella classifica finale di Coppa. Ormai, per tenere testa alle alla new age delle terribili teenager (o poco più) occorre una motivazione che nella campionessa belga probabilmente si è appannata, consumata in una carriera eccezionale. Prosegue, invece, inarrestabile la marcia di “terminator” Angela Eiter (19), che, con il suo eterno sorriso sulle labbra, nel 2005 ha vinto tutto, ma proprio tutto, dal titolo iridato ai World Games,  dalla Coppa del Mondo al Rockmaster. Unico “neo” (se così si può dire, altrimenti avrebbe fatto l’en plein portandosi a casa tutte le prove del circuito) il secondo posto a Shanghai, dove ha ceduto per una presa a Maja Vidmar (19). La biondina slovena se lo meritava, dopo un stagione in cui ha collezionato una lunga serie di podi. Bene anche la francese (dell’isola de la Reunion) Caroline Ciavaldini (20), terza in Coppa (e cinque volte seconda!), che dovrebbe avere ancora buoni margini di crescita.
Dietro di loro si muove la scuola giapponese, con Yuka Kobayashi (18) con promettenti risultati in Coppa, e Akiyo Noguchi, terza al mondiale di Monaco.
Qualcosina in più era lecito attendersi dalla svizzera Alexandra Eyer (24), che ha perso due posizioni rispetto al 2004. Discreta anche l’azzurra Jenny Lavarda (21), sesta in Coppa, un risultato che, dopo essersi un po’ persa a inizio stagione, ha dimostrato alla fine di meritare.

Le nuove classifiche
Per la prima volta sono stati introdotte due nuove classifiche: quella generale a squadre e la combinata bouldering-lead. La Russia ha dominato quella della velocità, con 2201 punti, vale a dire 1500 in più della seconda, l’Ucraina; terza la Polonia. Nella difficoltà leadership per la Francia,  davanti a Slovenia, Austria, Italia e Svizzera. Infine nel bouldering più netto il predominio della Francia (che qui ha dalla sua uno squadrone femminile formidabile e uno maschile di tutto rispetto), che precede Austria, Russia, Gran Bretagna, Polonia e Finlandia.
Nella combinata, hanno fatto meglio di tutti Flavio Crespi e Sandrine Levet.

Cosa ci aspetta
Uno sguardo al 2006, anno olimpico “italiano”.
Un calendario con troppe candidature (alcune dovranno essere respinte, secondo il regolamento vigente che fissa un tetto di dieci prove per specialità), in cui si inseriscono sempre più competizioni in Asia. Se è indubbio che la leadership della Cina (dove il sostegno del governo conferma il valore sociale del nostro sport) ha i suoi meriti, proprio in estremo oriente si registra un interesse costantemente in crescita. Malesia, Filippine, Tailandia, Singapore… Restano un po’ indietro Giappone e Corea, dove forse le correnti dei conservatori nelle federazioni sono ancora molto forti e non lasciano troppo spazio. E’ comunque questione di tempo, i risultati dei loro giovani campioni uniti a quanto succede nei paesi limitrofi potrebbero aprire ben presto prospettive diverse.

City climb
A Shanghai, i cinesi hanno copiato tale e quale il muro di Chamonix e l’hanno fatto diventare parte di una grande struttura ben integrata al centro di un bel giardino pubblico. Ma al di là del verde, dei salti di roccia animati da brevi cascate, al di sopra degli alberi niente sfondo con il monte Bianco e i suoi ghiacciai, come a Chamonix, bensì gli alti grattacieli di trenta e più piani di una delle moderne zone residenziali della più grande metropoli del globo.
Il sindaco della città, qui come altrove, sosteneva la necessità di “togliere i ragazzini dalle strade” proponendo loro qualcosa di nuovo e di affascinante, l’arrampicata appunto.
Nei numeri dunque l’arrampicata sta diventando “city climb”. Questo non ci deve spaventare, anzi. Grazie alle palestre, alle prese e ai muri artificiali, all’agonismo di ogni livello, si metteranno le basi per una diffusione enorme e la possibilità di proposte nuove, dalle scuole ai portatori di handicap. Il ruolo sociale dello sport, di cui c’è bisogno oggi più che mai, si applica molto bene al “city climb”. E’ uno sport nuovo, non un surrogato di qualcosa che esiste già, e rientra nei movimenti naturali e spontanei di base di ogni essere umano. Se poi temiamo che tutto ciò faccia abbandonare rocce e falesie, beh, direi che i grandi raduni come Melloblocco ci fanno dormire sonni tranquilli. Il movimento cresce in tutte le direzioni, aiutiamolo…
Marco Scolaris
Presidente UIAAClimbing
(www.uiaaclimbing.com)


 

Rankings 2005

World Cup
Men Lead

  1. Flavio Crespi (Ita)
  2. Jorg Verhoven (Ned)
  3. Ramón Julián Puigblanque (Esp)

Women Lead

  1. Angela Eiter (Aut)
  2. Maja Vidmar (Slo)
  3. Caroline Ciavaldini (Fra)

Men boulder

  1. Kilian Fishhuber (Aut)
  2. Jérôme Meyer (Fra)
  3. Daniel Dulac (Fra)

Women boulder

  1. Sandrine Levet (Fra)
  2. Olga Bibik (Rus)
  3. Ioulia Abramtchouk (Rus)

World Championship
Men Lead

  1. Tomás Mrazek (Cze)
  2. Patxi Usobiaga (Esp)
  3. Alexandre Chabot (Fra)

Women Lead

  1. Angela Eiter (Aut)
  2. Emily Harrington (Usa)
  3. Akiyo Noguchi Jpn)

Men Boulder

  1. Salavat Rakhmetov (Rus)
  2. Kilian Fischhuber (Aut)
  3. Gérome Pouvreau (Fra)

Women Boulder

  1. Olha Shalagina (Ukr)
  2. Ioulia Abramtchouk (Rus)
  3. Vera Kotasova (Cze)