Ice World Cup 2003, Coppa del mondo di arrampicata su ghiaccio.

Il commento di Erik Svab.
Archiviata la quarta edizione della Coppa del Mondo, è tempo di fare alcune riflessioni sull’evoluzione delle competizioni di arrampicata su ghiaccio.
Innanzi tutto è doveroso precisare che l’IWC (Ice World Cup) si è affermata come un appuntamento agonistico fisso della stagione invernale. In particolare quest’ultimo anno di attività è servito a portare l’avallo dell’UIAA, requisito fondamentale per acquisire la dignità internazionale necessaria ad aspirare a nuovi traguardi, quali future presenze a qualche olimpiade invernale negli anni a venire.
Positivo il giudizio complessivo sulla stagione appena conclusa, che ha visto lo svolgersi di appuntamenti nazionali ed internazionali.
Il circuito di gare italiano, denominato Alpin Cup, si è sviluppato su tre prove: Lanzada, Monguelfo e Val di Fassa. Italiana anche la prova di Coppa del Mondo che, a detta di tutti, è diventata il punto di riferimento dell’intero circuito: Val Daone.
Numerosi gli atleti schierati ai nastri di partenza, circa un centinaio, tutti ben preparati fisicamente. E poi gran presenza di media e pubblico, sempre appassionato e folto. Segnali che lasciano ben sperare per il futuro dell’attività.

Pitztal, 10-11 gennaio.
Esordio stagionale in terra austriaca. Vittoria in campo maschile per il campione in carica, il russo Dmitry Bychkov. In campo femminile affermazione per la tedesca Ines Papert, detentrice del titolo di Campionessa del Mondo ottenuto, lo scorso inverno, proprio a Pitztal.
La competizione si è svolta sulla grande torre, denominata Big Ben, alta oltre 35 metri. La struttura di gara quest’anno si è arricchita di pareti strapiombanti e pannelli artificiali per il dry-tooling. Queste migliorie hanno permesso ai tracciatori di preparare vie molto intense anche se discutibili, da un punto di vista estetico. D’altra parte l’alto livello prestazionale raggiunto dai top climbers rende necessaria una continua ricerca di fisicità di progressione, cosa non possibile se si resta nell’ambito verticale del ghiaccio tradizionale.
Discreta prestazione per gli atleti italiani in gara. 4 gli azzurri presenti in semifinale: Mauro Bole, il campione italiano Kurt Astner, Massimo Farina, e Mario Prinoth. Ancora meglio fanno le ragazze, con Anna Torretta e Orietta Bonaldo che chiuderanno rispettivamente al sesto ed settimo posto.
Le finali sabato, in notturna, sotto la luce dei riflettori e con una temperatura di -15°C.
Seconda posizione, dietro il russo Dmitry Bychkov, per l’austriaco Harry Berger. Terza piazza per il giovane svizzero Simon Anthamatten. Tra gli azzurri sesta posizione per Mauro “Bubu” Bole che, pur andando a Pitztal solo “per divertimento”, ancora una volta mette in luce le sue grandi qualità di ghiacciatore.
In campo femminile, dietro la tedesca Ines Papert, la connazionale Kirsten Buchmann e poi la giovane russa, vincitrice della Coppa 2002, Ksenia Sdobnikova.

Val Daone, 20-21 gennaio.
E’ andata alla grande la gara di Coppa del mondo in Valle di Daone, piccola valle trentina che in tre anni è diventata il punto di riferimento nel microcosmo delle competizioni di ghiaccio. Merito degli organizzatori e della competenza dell’ingegnere e guida alpina Maurizio Gallo, progettista della struttura più bella e amata dal circuito. La parete di gara, realizzata anche grazie al lavoro di numerosi volontari che collaborano ogni anno all’evento, rappresenta un bell’esempio di energia e passione profusa per amore delle proprie montagne. Competenza, tecnologia ed intraprendenza gli ingredienti che hanno permesso di trasformare una piccola valle del nord est italiano e proiettarla alla ribalta internazionale per l’intero mese di gennaio, ormai da tre anni a questa parte.
Nuova affermazione per Ines Papert, che regala un grande spettacolo. Dietro le russe Natalia Koulikova e Ksenia Sdobnikova. Migliore italiana la solita Anna Torretta, che chiude in nona posizione.
Nella categoria maschile la sorpresa risponde al nome di Alexei Tomilov, ha vent’anni e arriva dalla Russia. Il nuovo fenomeno dell’est è riuscito a battere sul filo di lana l’austriaco Harry Berger, uno dei favoriti della vigilia. Terza posizione per Samuel Anthamatten, sedicenne fratello di Simon Anthamatten, medaglia di bronzo nella prova di Pitztal. Settima posizione per Kurt Astner, unico italiano presente in finale. Da segnalare l’efficienza degli itinerari di gara, particolarmente apprezzati dagli atleti e tracciati da Attilio Munari, coadiuvato da Pietro Dal Pra ed Erik Svab.

Saas Fee, 25-26 gennaio.
Senza storia la gara femminile, anche in questa occasione dominata dalla solita Papert, troppo forte per la concorrenza.
Alle sue spalle la giovane russa Ksenia Sdobnikova, già vincitrice della Coppa 2002, che con il secondo posto di tappa si aggiudica anche il secondo gradino del podio mondiale. Terza la svizzera Petra Müller.
In gara maschile scontro all’ultimo sangue tra Harry Berger e l’ufo Alexei Tomilov. Questa volta la spunta l’austriaco che, grazie alla vittoria, riesce anche ad aggiudicarsi la classifica generale di Coppa del Mondo. Tomilov si deve accontentare della seconda posizione che significa anche argento nell’IWC 2003.
Gradino più basso del podio al Campione del Mondo in carica, l’ucraino Evgeny Kryvosheytsev, che chiuderà poi in quarta posizione la classifica generale del circuito. La medaglia di bronzo della classifica generale se l’aggiudica Dmitry Bychkov, il vincitore della prima prova dell’anno, quella di Pitztal.
Un cenno alla struttura di gara della prova svizzera, una torre verticale di ghiaccio collegata ad alcuni pannelli e tetti di legno e metallo.
Il problema delle strutture, soprattutto se rapportato al notevole miglioramento psico-fisico degli atleti, rappresenta un limite per l’evoluzione della difficoltà. Pareti come quella di Saas Fee sono ormai fuori luogo perché non permettono lo sviluppo della competizione secondo il principio della difficoltà moderna, cioè slegata dal concetto cronometrico. Il futuro va invece verso strutture sempre più strapiombanti e complesse, che permettono la massima libertà d’espressione ai tracciatori che propongono i percorsi di gara.

I protagonisti.
Qualche sorpresa nell’edizione 2003. In campo femminile è stato un monologo quello della fuoriclasse tedesca Ines Papert, decisamente una spanna sopra le altre, tanto che la ragazza potrebbe tranquillamente gareggiare nella categoria maschile.
Buono il bilancio della squadra femminile italiana, con Anna Torretta, Orietta Bonaldo (vincitrice di entrambe le gare di difficoltà in Coppa Italia), Monica Gemelli, Claudia Colussi e Francesca Chenal.
Tra gli uomini si sta completando il ricambio generazionale tra i veterani delle prime gare di ghiaccio internazionali, iniziate nell’ormai lontano 1999, e le nuove leve. Ecco che nomi come Lombard, Lamiche, Bole, Anderle, Odermatt, Premrl devono confrontarsi sempre più con nuovi protagonisti quali Evgeny Kryvosheytsev, Kurt Astner, Harry Berger, Yann Bonneville.
Quest’anno, inoltre, è mancata la presenza del dream-team francese: Dulac fuori gioco per una frattura al piede, Husson alle prese col mal di schiena, Lombard fuori forma e Lamiche che non riesce a trovare la giusta concentrazione. Un peccato, perché sarebbe stato bello vedere i cugini transalpini dare battaglia ai massimi livelli, come loro solito.
Parallelamente ad alcune defezioni si è assistito al fiorire dei nuovi talenti, come quelli dei giovani fratelli svizzeri Anthamatten o la piacevole sorpresa del giovanissimo Alexei Tomilov.
Abbiamo, infine, assistito alla parziale consacrazione del russo Dmitry Bychkov che, dopo un avvio sfolgorante (Pitztal) che lasciava presagire un dominio assoluto, si è poi ridimensionato accaparrandosi, comunque, un ottimo terzo posto nella classifica di Coppa.

Prospettive.
Tirando le somme è chiaro che un successo così ampio di atleti e pubblico, lascia buone prospettive per il futuro. Peccato che quest’anno le prove di Coppa siano state soltanto tre, dato che si è voluto organizzare anche il mondiale, togliendo spazio ai potenziali organizzatori di altri eventi.
Un errore anche il fatto che non si siano ripetute, per vari problemi, le due esperienze migliori degli ultimi tempi, Val Daone a parte: Chamonix (Francia) e Quebec (Canada). Purtroppo le competizioni di ghiaccio richiedono una grande quantità di energia, mezzi e fortuna. Sono più difficili da organizzare di una competizione d’arrampicata, sia per struttura di gara che tracciatura. Inoltre la condizione ambientale ricopre un ruolo fondamentale, perché è necessaria la temperatura costantemente sottozero, altrimenti non si può fare nulla.
Tutto questo non sempre corrisponde ad un immediato ritorno d’immagine. Ecco, quindi, che alcune località non si accontentano più della semplice positività del messaggio sportivo, ma ricercano altre conferme prima d’impegnarsi per l’anno successivo. Ecco che il pieno successo della manifestazione diventa un fatto determinante per il prosieguo dell’esperienza.
Questo è il motivo per il quale bisogna pianificare sempre meglio l’attività, ampliando l’offerta in modo da garantire la massima visibilità ad ogni località che s’impegna ad ospitare una tappa del circuito internazionale. Il movimento dell’Ice Climbing deve recuperare le occasioni di vetrina che contano, per implementare quelle che ci sono già, finalizzando il tutto ad un miglioramento costante della credibilità del progetto-spettacolo “gara d’arrampicata su ghiaccio”.
Potenzialmente l’Ice Climbing ha le qualità per diventare una valida alternativa invernale agli sport tradizionali di stagione, ma servono ingredienti nuovi per impreziosire e rendere più saporito il piatto.
La strada migliore è quella di affiancare all'evento “gara” il “meeting”, un incontro per atleti, appassionati e pubblico dove, a gara conclusa, si arrampica insieme sulle cascate ghiacciate della zona. La sera si possono visitare gli stand delle aziende che presentano i nuovi materiali e poi ci sono serate di conferenze coi personaggi della montagna e dell’alpinismo. Un momento socializzante, insomma, dove l’aggregazione tra i praticanti rappresenta uno strumento di confronto costruttivo. In tal senso è significativa l'esperienza della Val Daone, in cui la gara di Coppa del Mondo, abbinata al meeting "Pareti di Cristallo", ha riunito migliaia di persone e coinvolto media importanti, compresa la RAI nazionale.
Erik Svab

 


IWC 2003 FINAL RANKING - WOMEN

PLACE IWC-POINTS FIRST NAME LAST NAME NATIONALITY
1 300 INES PAPERT GERMANY
2 225 KSENIA SDOBNIKOVA RUSSIA
3 186 KIRSTEN BUCHMANN GERMANY
4 130 PETRA MÜLLER SWITZERLAND
5 129 MISUN GO KOREA

IWC 2003 FINAL RANKING - MEN

PLACE IWC-Points FIRST NAME LAST NAME NATIONALITY
1 260 HARALD "HARRY" BERGER AUSTRIA
2 211 ALEXEI TOMILOV RUSSIA
3 184 DMITRY BYCHKOV RUSSIA
4 163 EVGENY KRYVOSHEYTSEV UKRAINE
5 103 KURT ASTNER ITALY