Chamonix (Francia), 9-13 luglio 2003
Campionato del Mondo di arrampicata
Chamonix ed il Monte Bianco rappresentano la cornice d’eccezione
per l’appuntamento più importante dell’anno:
il mondiale d’arrampicata. La prova unica di campionato mondiale
rappresenta il clou della stagione di gare. Molto attesa, tra atleti
e addetti ai lavori, la prova di Chamonix sintetizza programmazioni
più o meno complesse, finalizzate al raggiungimento di obiettivi
importanti e diversi tra loro, a secondo delle varie ambizioni.
Molti aspirano alla vittoria, altri a piazzamenti importanti e
tutti sperano di esprimere il reale potenziale. Si tratta di un’importante
festa sportiva, ma anche di un sano momento di competizione, dove
convergono sogni e speranze di molti ragazzi, accomunati dalla
stessa passione per l’arrampicata. Si avverte una forte tensione
emotiva tra i concorrenti. E la cosa favorisce lo spettacolo, perché tutto è più aleatorio
e meno prevedibile.
La manifestazione ospita le prove di difficoltà, bouldering
e velocità, le tre discipline ufficialmente riconosciute
nell’arrampicata sportiva, ed è stato preparato con
particolare attenzione dalla federazione francese, proprio nella
città-simbolo dell’alpinismo mondiale: Chamonix. Per
una questione d’immagine, quasi a simboleggiare, idealmente,
l’unione del mondo della montagna con quello dell’arrampicata.
Ma anche per celebrare degnamente lo sport che in Francia è diventato
il secondo praticato nella scuola, dopo il calcio. Non male per
un’attività decollata solo nel 1985, con la prima
gara di arrampicata, la mitica “Sport Roccia” di Bardonecchia.
Imponente, come non mai, la presenza dei media. Da segnalare la
presenza di Jean-François Lamour, ministro dello sport francese,
con al seguito l’immancabile codazzo di televisioni e stampa
assortita.
Campionato del mondo boulder
Mercoledì 9 luglio partono le qualificazioni del bouldering.
Presenti ai nastri di partenza i migliori specialisti mondiali,
tranne qualche assenza di rilievo del calibro di Chris Sharma,
Pedro Pons. Da subito in evidenza il Campione del Mondo in carica
Mauro Calibani, che chiude al terzo posto provvisorio la prima
giornata di gara. Giornata dominata dal sempreverde specialista
russo Salavat Rakhmetov, seguito dall’amico ucraino Serik
Kazbekov. Passa il turno in sordina il Campione Europeo in carica
Christian Core, mentre è anche positiva la prova del giovane
Geo Progulakis, che conquista una meritata finale con una prestazione
che lo consacra definitivamente.
In campo femminile Stella Marchisio chiude in nona posizione
la classifica provvisoria. La torinese Giulia Giammarco resta
fuori dalla finale per un soffio.
Il giorno successivo tocca alle finali. Iniziano le donne, dove
la francese Sandrine Levet conquista a pieno titolo l’alloro
planetario. Seconda posizione per la russa Natalia Perlova mentre
medaglia di bronzo per l’altra francese Fanny Rogeaux.
L’italiana Stella Marchisio chiude all’undicesimo
posto.
Ma il vero spettacolo arriva nella categoria maschile. Grande
incertezza e fiato sospeso per tutti fino all’ultimo blocco,
quando, uno straordinario Christian Core compie il miracolo e
conquista il gradino più alto del podio, davanti ad un
mai domo Jerome Meyer ed al polacco Tomasz Olesky. Ottima prestazione
anche per il Campione uscente Mauro Calibani, che si è giocato
fino all’ultimo la gara, per poi accontentarsi di una “magra” quarta
posizione. Poco male. Questo è il bello della competizione.
Nel bene e nel male è l’incertezza del risultato
uno degli ingredienti principali per il successo di uno spettacolo
sportivo, altrimenti diventa noioso.
Campionato del mondo difficoltà
Sabato mattina è il turno della difficoltà. Scendono
in campo centinaia di atleti che si misurano sulle vie dei quarti
di finale. Bene gli azzurri presenti in campo. Da segnalare l’assenza
di Cristian Brenna, non convocato in seguito a problemi, non
comunicati ufficialmente, col direttore sportivo italiano Giovanni
Cantamessa.
Domenica mattina arriva il momento delle semifinali, che si svolgono
in contemporanea sulla struttura di gara realizzata dall’Entreprise.
Grande debacle degli italiani, che non riescono a portare nessun
atleta in finale maschile, mentre tocca a Jenny Lavarda salvare
l’onore della Patria conquistando, in scioltezza, la finale
della sua categoria.
Solita buona prestazione per Alex Chabot, anche se la sua prova è meno
brillante del solito. Il francese è tallonato a breve
distanza da un gruppetto d’inseguitori guidato da David
Caude e Sylvain Millet. Tra le ragazze Muriel Sarkany e Sandrine
Levet completano la via, dimostrando uno stato di forma, soprattutto
la belga, migliore delle avversarie.
Poche ore di pausa ed arriva il turno delle finali. Aprono le
danze le ragazze e Muriel Sarkany riesce a coronare il sogno,
cullato da circa dieci anni, di conquistare il titolo mondiale,
l’unico che mancava al suo prestigiosissimo palmares. Splendida
la prestazione della campionessa di Bruxelles, che riesce ad
avere la meglio su una via di selezione poco funzionale, in quanto
presenta una passaggio boulder, a 3/4 dell’itinerario,
che respinge ben tre atlete alla stessa presa. Atlete che saranno
poi spareggiate dai risultati ottenuti nelle prove precedenti,
ma questa non è una buona cosa per una finale di un campionato
mondiale. Sfiora il trionfo l’azzurra Jenny Lavarda, toccando
la presa che, se tenuta, le avrebbe regalato la terza piazza
mondiale. Presa tenuta, invece, per la francese Emilie Pouget,
che si aggiudica la medaglia d’argento, mentre Sandine
Levet si deve accontentare di quella di bronzo, ottenendo la
stessa misura della Lavarda, ma avvantaggiandosi per via della
migliore prestazione maturata in semifinale.
Discorso completamente diverso in campo maschile. La via di gara è stata
studiata con maggior attenzione, con difficoltà distribuite
in modo equo e complesso. In pratica quasi una via d’altri
tempi, come quelle estreme che si trovano in falesia, dove esistono
trabocchetti e più soluzioni motorie che possono rivelarsi
più o meno efficaci.
Logicamente arriva la grande sorpresa. Vince, e alla grande,
il miglior falesista presente, il ceko Tomas Mrazek, seguito
dallo spagnolo Patxi Usobiaga. Terzo posto per David Caude. Il
super-campione Chabot, invece, resta al palo, ostaggio delle
insicurezze mentali che gli hanno regalato una pressione troppo
forte da gestire e fatto perdere l’efficacia abituale.
Per lui un “modesto” quinto posto, preceduto anche
dal tedesco Christian Bindhammer.
Incredibile il pubblico presente alla finale: si parla di trentamila
presenze che hanno riempito all’inverosimile l’enorme
spazio a disposizione.
Premiazione a ruota, baci, abbracci, qualche lacrima e tanta
allegria per tutti. Epilogo col notevole spettacolo pirotecnico
realizzato in onore del 14 luglio, la festa nazionale francese.
Campionato del Mondo velocità
Chiude il resoconto della manifestazione un breve cenno al capitolo
della velocità, una specialità che appassiona
il pubblico ma con nessun seguito tra gli arrampicatori, tant’è che
da sempre, o quasi, la specialità è praticamente
riservata agli atleti dell’est. A conferma di quanto
sopra i nomi dei vincitori, Olena Ryepko e Maxim Stankovoi,
entrambi ucraini. Seconda posizione per la russa Tatiana Rouiga
ed il polacco Tomasz Olesky mentre le medaglie di bronzo sono
per i russi Valentina Yurina e Alexandre Pechekhonov.
Oscar Durbiano
Classifica Campionato del Mondo boulder
femminile
1° Spandine Levet (Fra)
2° Natalia Perlova (Ukr)
3° Fanny Rogeaux (Fra)
4° Olga Bibik (Rus)
5° Juliette Danion (Fra)
Classifica Campionato del Mondo boulder maschile
1° Christian Core (Ita)
2° Jerome Meyer (Fra)
3° Tomasz Olesky (Pol)
4° Mauro Calibani (Ita)
5° Kilian Fischhuber (Aut)
Classifica Campionato del mondo difficoltà femminile
1° Muriel Sarkany (Bel)
2° Emilie Pouget (Fra)
3° Sandrine Levet (Fra)
4° Jenny Lavarda (Ita)
5° Alexandra Eyer (Sui)
Classifica Campionato del mondo difficoltà maschile
1° Tomas Mrazek (Cze)
2° Patxi Usobiaga (Spa)
3° David Caude (Fra)
4° Christian Bindhammer (Ger)
5° Alexandre Chabot (Fra)